PROGRAMMA 2017-2018

TEMPO DI AVVENTO

“CERCASI PUNTI DI RIFERIMENTO PER LA VITA DEL DISCEPOLO DI GESU’”

(dalle 16.30 alle 18.00)

TEMPO DI AVVENTO

Domenica 3 dicembre: “mutazione antropologica”

(punti salienti oggi: l’eccesso dell’ego; dai luoghi alle pratiche; riscoperta della mistagogia (essere condotti nel progetto antropologico divino).

Rivediamo alcuni paradigmi sociali per entrare in quelli del discepolo di Gesù.

Domenica 10 dicembre: Non indebolire l’attesa – Lc 12,35-48

Una duplice felicità da scoprire: chi sa rimanere sveglio – Lc 12,37

Chi ha cura di attendere se il tempo dell’assenza si prolunga – Lc 12,38

Domenica 17 dicembre: Come esprimere la propria autocoscienza di discepoli di  fronte ai modelli dominanti.

Non si erigono chiese, ma luoghi in cui approfondire  la ricca tradizione ebraico-cristiana ed essere testimoni.

TEMPO NATALIZIO

Domenica 24 dicembre: ore 9.30 Eucarestia

18.00   Vesperi

21.30   VEGLIA DI MATTUTINO

Lunedì: NATALE

8.00     LODI

ORE 10.00 EUCARESTIA

ORE 17.30 VESPERI

Martedì 26 dicembre – giorno di chiusura

Domenica 31 dicembre: ore 9.30 Eucarestia

18.00   Vesperi

21.30   VEGLIA DI MATTUTINO  (Ottava di Natale)

Lunedì 1 gennaio 2018 –        ore 9.30 Eucarestia (poi chiusura fino al 4 gennaio)

Venerdì 5 gennaio                   ore 18.30 Primi Vesperi di Epifania e Mattutino

Sabato 6 gennaio                    EPIFANIA –– ore 9.30 Eucarestia

 

 

TEMPO DI QUARESIMA – Preparazione alla S. Pasqua

Mercoledì 14 febbraio: ore 19.00 – Apertura: Le Ceneri

 

LECTIO BIBLICHE DOMENICALI

(ore 17.00 – 18.30)

Come si accoglie il Vangelo e come lo si annuncia

Prima Lettera ai Tessalonicesi

Domenica 18 febbraio 2018

Domenica 25 febbraio

Domenica 4 marzo

DOMENICA 11 marzo

 

16-17 marzo Primo fine settimana biblico

Con Don Flavio dalla Vecchia

Il Libro dell’Esodo (cap 1-15)

Venerdì 16 marzo: dalle ore 20.30 alle ore 22.30

Sabato 17 marzo: dalle ore 9.00 alle ore 12.00

 

Domenica 25 marzo: Domenica delle Palme

26 marzo – 1 Aprile – Settimana Santa

 

TRIDUO PASQUALE

Giovedì Santo: 19.00 La Cena del Signore

Venerdì Santo: 19.00 Liturgia della Passione

Sabato Santo: Cristo discende agli inferi

ore 21.30 VEGLIA PASQUALE

Domenica 1 aprile: PASQUA DI RISURREZIONE

Ore 10.00 – Eucarestia

Ore 17.30 – Vesperi

 

Secondo fine settimana biblico: 18-19 maggio

con Don Flavio dalla Vecchia

Il Libro dell’Esodo (cap 1-15) –

Venerdì 18 maggio: dalle ore 20.30 alle ore 22.30

Sabato 19 maggio: dalle ore 9.00 alle ore 12.00

 

Alla sera, ore 21.00: VEGLIA DI PENTECOSTE

Domenica 20 maggio: PENTECOSTE (Eucarestia ore 9.30)

 

AGOSTO

Giorni biblici 6-7-8 agosto

(Lezioni: dalle ore 20.30 alle ore 22.30)

Don Gianantonio Borgonovo

 

Fine della profezia? Prigionieri della speranza

Isaia 55-66; Zaccaria 9-14, Malachia

 

Giorni biblici: 20-21-22 agosto

 (Lezioni: dalle ore 20.30 alle ore 22.30)

Don Gianantonio Borgonovo

 

Fine della profezia? Prigionieri della speranza

Isaia 55-66; Zaccaria 9-14, Malachia

Altre iniziative verranno segnalate a tempo opportuno.

 

Del 1 novembre…

IL TESSUTO DEL DISCORSO PROGRAMMATICO DEL MESSIA

VANGELO DI MT 5,1-7,29

A 5,1-2           Gesù parla dal Monte: insegna in continuità all’uditorio delle folle

B 5,3-16  Una proposta all’insegna della felicità e di essere umanità significativa e utile: “sale”.

C 5,17-7,12     Il programma del Messia come compimento della

–       Torah (5,17-48)

–       Profeti (6,1-8)

–       Saggi (6,19-7,12).

B’ 7,13-27    Una serie di ammonimenti all’imperativo di fronte ai falsi modelli socioculturali e religiosi.

A’ 7,28-29      Conclusione: la singolarità di Colui che parla dal Monte e l’uditorio: le folle.

avviso

Si ricorda che c’è un breve periodo di chiusura dal 16 ottobre a 31 ottobre (compresa la liturgia della domenica).

Si riapre con la Solennità dei Santi, Mercoledì 1 novembre, alle ore 9.30 per l’Eucarestia.

Relazione al Capitolo Generale di Camaldoli – 9 ottobre 2017

LA NOSTRA COMUNITA’

RADICAMENTO E SIGNIFICANZA

Il tema proposto per la preparazione al Capitolo Generale ci ha offerto l’occasione di un esercizio di discernimento.

  1. Il radicamento della nostra vita monastica

La verifica e il confronto di quarant’anni di cammino si è svolto rivisitando quattro documenti:

  1. Calati: “Riscoperta dei valori del monachesimo” in Servitium 1978;

“Il primato dell’amore” nella versione originale;

“Peregrinazione monastica anglo-germanica” in Spiritualità del Medioevo,

                               Borla, pp 70-79 e “Osservazioni storico-teologiche sulla Vita Romualdi” 1999;

  1. Lafont: “Il monachesimo alle soglie del terzo millennio”, Praglia 1998

La vita cristica, veicolata dalla tradizione benedettina, ci apre all’assillo del “Contemplata aliis tradere” tipica degli “itinera Romualdi”. Abbiamo rimeditato la ricchezza profetica del Triplex bonum, praticato da Romualdo alla luce della storia della salvezza, rileggendo la LG, la GS e l’enciclica “Evangelii gaudium”.

La brevità della nostra storia comunitaria, la fragilità e l’apertura che la contrassegnano, ci offrono l’opportunità di affrontare le grandi trasformazioni culturali ed ecclesiali di oggi e di sentire ancor più la necessità di ancorarci nel Vangelo, interrogandoci sul come lo si accoglie e lo si trasmette. Volendo rinsaldare la nostra fede, abbiamo bisogno di fondamenti sicuri.

La vita monastica e quella ecclesiale, legate alla Scrittura, di loro natura presentano sempre un volto segnato dal tempo.

Rivisitare il passato ci consente di percepire che esso è fatto di sviluppo, di mobilità, oltre che di fondamenti, per incamminarsi alla manifestazione dell’oggi e del domani. In questi quarant’anni della comunità ci sembra di cogliere una innovazione costante e nel medesimo tempo disegnata.

Molti ci hanno aiutato e ci sembra doveroso ricordare p. Tarcisio Geijer, al quale dobbiamo la prima intuizione, p. Benedetto Calati che, con i suoi collaboratori don Emanuele Bargellini e don Franco Mosconi, ha permesso l’attuazione e il radicamento a Camaldoli, con l’approfondimento rispettoso della nostra condizione e specificità. Infine, p. Ghislain Lafont, presente alla comunità di S. Maria in Colle da quindici anni, ha allargato la prospettiva suggerendo, come i fondatori, di aprire le fonti di vita al laicato, sostenendo che il monachesimo è praticabile anche fuori del monastero, e può dare un vero impulso alla vita cristiana.

L’intelligenza critica più che un rischio è una necessità, perché la realtà è superiore all’idea astratta. Non si ripetono consuetudini, perché l’evento cristiano sempre ci oltrepassa; nè possiamo rispondere con chiusure. Conosciamo parzialmente il passato, fatichiamo tutti a interpretare il presente, ignoriamo il futuro; sappiamo però che le promesse del Signore sono irreversibili e che Dio condurrà la storia alla meta sognata.

A noi l’impegno di approfondire e di attendere con speranza. Nel segmento attuale che ci è dato di vivere, intriso di fragilità e a volte di paradossi, siamo convinti che il percorso monastico della “scuola del servizio del Signore” sia di grande ricchezza per noi e per il tempo post moderno.

Aprirsi al mondo degli uomini e delle donne resta impegnativo, specie quando va al di là delle categorie canoniche in uso. Tutta la Scrittura documenta che la profezia affronta questi cammini, per restare fedeli a Dio e agli uomini; lo sforzo del Concilio Vat. II ci è maestro.

La qualità della vita dipende dal dinamismo dello Spirito insito nella Parola e in chi l’ascolta. La chiesa, e dunque anche la nostra vita, sono basati sull’azione divina che ci conduce con eccesso di amore e di fedeltà. Dio è il fondamento di ogni cambiamento positivo.

Nella ferialità cerchiamo di rendere speciale l’essenziale, massimo il minimo; il vissuto da discepoli di Gesù scioglie ogni alibi di impraticabilità della sequela, riconosce il Primato della Parola, collegata alla liturgia quotidiana, sempre rinnovati e custoditi dalla Memoria di Gesù.

Il coinvolgimento partecipativo agli eventi di Cristo ci consente la giusta relazione con Dio e prepara la comunità e le singole persone a esprimere il Vangelo nelle relazioni e nelle occupazioni professionali.

Il vissuto che ne consegue fa di noi lo spazio della restituzione esistenziale: il culto non diventa mestiere, né le professioni lavorative un puro sforzo umano. Impariamo invece la liturgia esistenziale voluta da Gesù, l’incarnazione nell’oggi del suo umanesimo e della sua missione. (Eb 10,5-10; Sl 40,7-9; Rom 12,1-2).

Anche Papa Francesco auspica una liturgia viva, vivificata dai misteri celebrati, un’azione per il popolo, del popolo e nutrimento per ciascuno (cf discorso ai partecipanti alla 68ma Settimana Liturgica). Siamo riconoscenti alla Tradizione riformata di Camaldoli, alla sua liturgia essenziale e sobria, perché la vita è severa.

  1. Significanza e missione: dalla separazione alla permeabilità

“Dio ha tanto amato l’umanità da consegnare il suo Figlio Unigenito, perché chiunque si apre a Lui non vada perduto ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16); se il progetto di Dio è l’universale salvezza mediante il Vangelo (cf 1Tim 2,4); se l’ultima parola sulla vita di tutti, nonostante il non senso e la dispersione, la dirà Dio che ama gli uomini, allora dobbiamo sperare per tutti.

La logica della vita di Gesù, imparata dalle cose che patì, fu il dono, il perdono. L’amore è la sola forza capace di entrare nel negativo della vita e della morte e far risorgere la creazione radicalmente nuova.

La salvezza è proprio gratuita! Tale speranza è la sola prospettiva di senso di cui il monaco dovrebbe essere testimone. Il negativo non è subito sciolto nè cancellato, ma la speranza accesa dalla Pasqua è più forte; le dispersioni del male seminano conflitti, ingiustizie, morti; Dio è garanzia di ritorno da tali esili.

La storia della chiesa e della nostra tradizione monastica è debitrice di questo e ci porta a ripensare il processo di revisione e la pluralità dei percorsi.

L’umano ha sempre presentato forme culturali plurime. Parlando della chiesa e del monachesimo, ci sembra che l’atteggiamento base sia di restare in relazione prima a Cristo, poi agli uomini. L’identità, la testimonianza e il dialogo sono imprescindibili; ce lo ricorda il Vangelo di Luca cap 24,48. Della mia esperienza, dice il Risorto come ultima consegna, voi sarete testimoni in un cammino di continua conversione. Per questo compito essenziale sarete abilitati dal dinamismo dello Spirito. Queste parole testamentarie di Gesù ci portano a rivolgerci alle persone, a metterci in dialogo con loro, a scoprire che anch’esse hanno l’esigenza profonda di rispondere a Dio.

 

Radicamento e significanza sono strutture irrinunciabili del nostro cammino monastico, e vorremo ricordarlo con le parole delle Costituzioni: “La comunità evangelizza con la sua stessa presenza (n 122), tiene viva la tradizione dei valori monastici sull’esempio di Romualdo” (n 123).

Quello che impariamo lo condividiamo con le persone che ci frequentano, a cominciare da coloro che più intensamente condividono con noi la spiritualità e la missione. I valori cristiani si disseminano nella vita, nei luoghi di lavoro, arrivando lontano e avviando percorsi interessanti sul piano del discepolato, così si costruisce una famiglia allargata intorno a Cristo.

Abbiamo aperto agli altri le fonti di cui viviamo, interrogandoci sul senso della nostra presenza di monaci nella società (cf G. Lafont), come più volte ci sollecitava d. Benedetto Calati. Continuiamo a riflettere sulla concezione del lavoro (per noi esterno), sulle responsabilità professionali, sulle opportunità di crescita nel dare e ricevere.

Non si tratta di una verifica semplice nè lineare; spesso implica il ripensamento di una certa tradizione. Il compito dei singoli e della comunità domanda molto equilibrio e radicamento nelle sorgive cristiche, perché le aperture non alterino l’identità monastica della comunità.

La nostra vita in questi anni ha fatto i conti con le situazioni di lavoro, di malattia; non abbiamo la pretesa di aver trovato la soluzione per tutto. Affrontiamo il presente e il futuro con speranza affettuosa di restare vicini al dono di Dio (Gv 4,10). Creiamo reti di riflessione, perché la storia sia accompagnata da Cristo e si umanizzi.

Ritorniamo in comunità, al tempo ritmato dalla preghiera corale, fonte impercettibile di trasfigurazione, per la gestione dell’umano, della carità e della giustizia.

In sintesi

Con le parole di p. Lafont: “Viviamo il principio di imperfezione o di perfezione progressiva nel conoscere, nel fare, per poter essere”. Siamo grati alla tradizione di Camaldoli che ci consente, nel cammino di appartenenza, l’effettiva appropriazione delle fonti monastiche romualdine. Perseveriamo nella tensione di diventare conformi all’immagine del Figlio (Rom 8,29-30). Restiamo persone bisognose di revisione costante della nostra vita.

Accoglierci come ci insegna il Vangelo chiede uno stile di famiglia democratico, di partecipazione e comunione (cf. Lafont, Petit essai sur le temps du Pape Francois, Cerf 2017).

Viviamo in un mondo mobile, non fisso: incarnazione e trascendenza ci chiedono apertura, atteggiamenti flessibili e non rigidi o solo difensivi, in sintonia col progetto di Dio e le domande della contemporaneità.

La tradizione recente di Camaldoli, aderendo al Concilio, ci ha dato una lezione di riscoperta fedele delle fonti e di apertura ai grandi valori e alle urgenze del tempo.

Vi auguro e ci auguriamo tutti insieme di non smentire i nostri padri, che hanno lottato e sofferto per il cambiamento e la comunione della famiglia monastica.

Grazie.

Firmino Bianchin

 

6 – 7 OTTOBRE 2017

Incontri con Daniel Marguerat e Matteo Silvestrini

 

Venerdi 6 ottobre – ore 20.30

L’orizzonte e lo sviluppo della Riforma luterana

Comprendere il protestantesimo: storia, attualità e prospettive ecumeniche

(Matteo Silvestrini – pastore della chiesa evangelica)

 

Sabato 7 ottobre – ore 16.00

“Salvati per grazia o per le opere”

Martin Lutero, o la (ri)scoperta dei laici. Una rivoluzione?

(Daniel Marguerat- pastore della chiesa evangelica)

Biblista, professore di Nuovo Testamento

Università di Losanna

 

ESTATE 2017 – CALENDARIO

SETTIMANE ESTIVE

21-25 AGOSTO 2017

Relatore D. Flavio dalla Vecchia

Genesi 37-50: La storia di Giuseppe

Una difficile fraternità, una relazione tutta da costruire.

(Le lezioni si terranno dalle ore 20.30 alle ore 22.30).

 

SABATO 2 SETTEMBRE  (ore 10.00)

  1. Ghislain Lafont terrà un incontro sul tema:

“LA CHIESA DEL FUTURO…”

        

11-15 SETTEMBRE  2017

Relatore D. Gianantonio Borgonovo

Isaia 40-66: L’atto creativo di Dio fa fiorire il deserto.

L’amore immutabile di Dio e la sua promessa trasformano il deserto in terra paradisiaca: “Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore” (Is 66,14).

(Le lezioni si terranno dalle ore 20.30 alle ore 22.30).

 

6 – 7 OTTOBRE 2017 (orario da stabilire)

Daniel Marguerat e Matteo Silvestrini

Venerdi 6 ottobre – ore 20.30 L’orizzonte e lo sviluppo della Riforma luterana (Matteo Silvestrini)

Sabato 7 ottobre – ore 16.00 “Salvati per grazia o per le opere”

(Daniel Marguerat)

 

Pentecoste

Testi biblici per la Veglia

1 Lettura: Apocalisse cap 1,9-16

Antifona: La Voce del Sinai cede il posto allo Spirito Santo che porta la legge nuova nei nostri cuori.

Salmo 28 (n 172)

 2 Lettura: Apocalisse 4,1-5

3 Lettura: Apocalisse 5,1-5

Antifona: Festeggiamo la venuta dello Spirito, perché nascendo da acqua e da Spirito, entriamo nel Regno di Dio.

Salmo 133 (n 647)

 4 Lettura: Atti degli Apostoli cap 2,1-11

5 Lettura: Dal Vangelo di Giovanni cap 16,29-33

APPROFONDIMENTO MEDITATIVO

 Secondo notturno

 Sezione meditativa: Apocalisse capp 8-13: il grido minaccioso e angosciato rivolto a coloro che costruiscono la loro casa sulla terra.

 6 Lettura: Apocalisse 8,7-12

7 Lettura: Apocalisse 9,1-11

Antifona: Ciò che sembra stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini,

                 ciò che sembra debole dal punto di vista umano è più costruttivo.

Salmo 51 (n. 197)

 Antifona: Di fronte all’insana situazione umana, Dio mostra pazienza e fedeltà.

Salmo 53 (n. 198)

Dio non si rassegna alla disperata situazione in cui l’uomo è andato a infilarsi. Egli ordina: “è necessario che tu di nuovo profetizzi sopra popoli e nazioni, e lingue e molti re”. Dio sa, e la storia lo documenta, che la sua Parola incontrerà molte difficoltà; l’ostinazione umana è lenta e difficile ad arrendersi.

 8 Lettura: Apocalisse cap 10,8-11. La vita del credente in Gesù ha un prezzo che può finire nel martirio.

 

Terzo notturno

Dal pericolo alla speranza

Tre grandi segni:

  • La donna-popolo vestita di sole e chiamata alla meta del Regno eterno.

9 Lettura: Apocalisse cap 11,19-12,2 – La donna – popolo dovrà subire il confronto con il grande drago rosso (secondo segno) e le sue incarnazioni.

10 Lettura: Apocalisse cap 12,3-4 –

  • Il drago rosso grande opera nella storia attaverso i suoi profeti di sventura, coloro che attuano logiche infernali. Ne consegue uncombattimento aspro con il discepolo di Gesù.

11 Lettura: Apocalisse 12,7-10

12 Lettura: Apocalisse 13,1-10: Prima incarnazione satanica: la Bestia del Mare, operante mediante re e potenti della terra.

– Essa vuole essere adorata,

– imporre il suo modello egoistico e corrotto

– controllando tutte le attività (organizzazione sociale, vendite e acquisti).

– L’assoluto del guadagno è una bestemmia.

13 Lettura: Apocalisse 13,13-16: Seconda incarnazione: la Bestia della Terra, i poteri politici e socioeconomici. Il sistema idolatrico, per dominare e sedurre, ha bisogno della propaganda che legittimi come progresso: guerre, affari, tratte di schiavi, leggi, organizzazione a delinquere, depistaggio per distogliere l’attenzione.

Il cristiano nella storia non può accettare che l’esistenza umana e ambientale sia compromessa; dovrà invece attrezzarsi per scoprire le manipolazioni, i condizionamenti morali, le ingiustizie che uccidono i poveri e ingrossano le diseguaglianze in tutti i settori della vita.

14 Lettura: Apocalisse 14,6-8

 Il terzo grande segno annuncia la vittoria del progetto di Dio. Babilonia la grande cade, essa aveva ubriacato gli uomini con la sua corruzione (v 8).

Cantico n 655/657

 Quarto notturno

Una visione d’insieme

Lo scenario storico, carico di pericoli non deve cancellare la speranza, né i credenti in Dio e in Gesù devono abbassare la guardia del loro impegno. “La costanza dei santi custodisce le preziose indicazioni di Dio e la fede in Gesù (Ap 14,12) finché questa nostra storia giungerà alla Gerusalemme Nuova: allora non ci sarà più notte, né morte, ma solo la Gloria-valore di Dio condivisa con i suoi figli (Ap 22,5).

15 Lettura: Dalla Lumen Gentium nn 379-381

Con la loro competenza quindi nelle discipline profane e con la loro attività, elevata intrinsecamente dalla grazia di Cristo, portino efficacemente l’opera loro, affinché i beni creati, secondo i fini del Creatore e la luce del suo Verbo, siano fatti progredire dal lavoro umano, dalla tecnica e dalla cultura civile per l’utilità di tutti gli uomini senza eccezione, e siano tra loro più convenientemente distribuiti e, secondo la loro natura, portino al progresso universale nella libertà umana e cristiana. Così Cristo per mezzo dei membri della Chiesa illuminerà sempre di più l’intera società umana con la sua luce che salva.

Inoltre i laici, anche consociando le forze, risanino le istituzioni e le condizioni del mondo, se ve ne siano che provocano al peccato, così che tutte siano rese conformi alle norme della giustizia e, anziché ostacolare, favoriscano l’esercizio delle virtù. Così agendo impregneranno di valore morale la cultura e le opere umane. In questo modo il campo del mondo si trova meglio preparato per accogliere il seme della parola divina, e insieme le porte della Chiesa si aprono più larghe, per permettere che l’annunzio della pace entri nel mondo.

La Parola ci guidi nella storia, con la forza vivificante dello Spirito; a noi il compito di non seppellirla nell’indifferenza, ma di custodirla con tutte le risorse che abbiamo. Lo chiediamo come dono al Signore Risorto, in questo compiersi della Pentecoste della sua Pasqua.

Veni Sancte Spiritus (n 79).

 

 

La Via

Testo di lettura di Romano Guardini

«Via» è anzitutto l’esistenza stessa. L’essere pensata come cammino è una delle sue caratteristiche di fondo: su cui si basa la possibilità che in essa si realizzi un corrispondente movimento, che venga intrapresa e perseguita l’una o l’altra direzione, che l’esistenza medesima giunga ad attuarsi. Gesù, però, non parla di tale realtà — già di per sé fonte di meraviglia e d’inquietudine: la via che Egli intende, piuttosto, fa tutt’uno con una particolare mèta, un particolare punto di partenza e un particolare movimento.

La mèta è il Padre — lo stesso che, nella discussione intorno alla verità, era apparso come il punto d’avvio del processo del suo dischiudersi. Al Padre non conduce nessuna delle strade immediatamente accessibili, rappresentate dalle cose e dalla loro configurazione essenziale; né da lui si diparte una via o un canale di rivelazione che si possano considerare universalmente percorribili, dal momento che Egli trascende il mondo intero e tutte le sue potenzialità, ed è per essenza l’Ignoto e il Nascosto — mentre il mondo è sottoposto al peccato e alla confusione che ne deriva.

Così Egli ha dovuto essere rivelato, ha dovuto farsi visibile, e ciò è accaduto nel Figlio. Allo stesso modo qui. Niente di creato è in grado di raggiungere il Padre con il solo movimento della propria esistenza: c’è bisogno di una guida, e soltanto il Figlio è all’altezza di tale compito. Compito che non consiste nell’aver Egli, finalmente, additato una prospettiva e un orientamento di per sé già inscritti nella stoffa dell’essere, e che prima di allora sarebbero semplicemente rimasti nell’ombra: la questione rimane per principio senza soluzione, se la si affronta a partire dal mondo e dalla realtà creata.

Quell’itinerario dev’essere tracciato per la prima volta, «creato» — allo stesso modo in cui il diventare manifesto del Padre ha dovuto essere concesso e attuato. Ora, questa strada è lo stesso Gesù Cristo. Come l’essere dell’Uomo-Dio è la verità medesima, e costituisce il rendersi manifesto del Padre nel mondo — così Gesù, la sua personalità, la sua disposizione d’animo, il suo parlare e agire, e anche il suo destino sono e rappresentano esattamente la via. Come chi «vede lui, vede il Padre», così chi entra in relazione con Cristo è introdotto nella comunione di pensieri e di sentimenti e nella forma d’esistenza che uniscono Gesù al Padre.

Egli riceve occhi per vedere il Padre, e il Padre  gli si fa manifesto. Si istituisce quel rapporto personale nel quale il Creatore e Signore del mondo diviene per questo uomo «il Padre»; e a questi «è dato il potere di diventare figlio di Dio» (Gv 1,12). Ne nasce una vicinanza, uno stare-presso-di-lui, una comunione nella quale il credente partecipa della vita stessa di Dio; si veda il punto, nel discorso di commiato, dove Gesù afferma: «[…] lo Spirito di verità 1…] prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede, [infatti,] è [anche] mio […]» (Gv 16,13-15).

  1. GUARDINI, Gesù Cristo. La sua figura negli scritti di Paolo e di Giovanni, Traduzione di C. FEDELI (Sestante 12), Vita e Pensiero, Milano 1999, pp. 202-203.

Incontro con Andrea Grillo

SABATO 27 MAGGIO 2017 – ORE 10.00

Andrea Grillo

docente di teologia (sacramentaria e liturgica)

terrà un incontro a S. Maria in Colle sul tema:

“Tornare alle fonti e tornare a essere fonti”

Ripensare insieme la Quaresima e la Pasqua, nella relazione con Dio, con Cristo e tra di noi, per giungere tutti al traguardo della Pienezza di Cristo (Ef 4,13).

DOMENICA  28 MAGGIO – SOLENNITA’ dell’ASCENSIONE

Emmaus

Omelia di P. Tarcisio Geijer, monaco certosino, Vedana (Bl) 1972

Il comportamento di Gesù riguardo ai due discepoli di Emmaus e il loro contegno verso di lui esprime assai bene le relazioni reciproche fra il cristiano e il Signore risorto. Il vangelo di oggi è infatti come il compendio dell’esistenza redenta, della vita cristiana fatta di fede, di speranza e di carità. I due discepoli sono in cammino e Gesù si unisce a loro nel viaggio. ogni cristiano è continuamente in viaggio, è peregrino in cammino verso l’aldilà. E Gesù cammina al suo fianco.

Ma questo Gesù, è un Gesù risorto, glorioso, e cammina con noi circondato da una luce inaccessibile. Perciò, come accadeva nei due discepoli, noi non lo riconosciamo, come neanche Maria Maddalena, che amava tanto Gesù, non l’aveva riconosciuto, allorché egli le apparve. Ci vuole infatti una grande fede, speranza e amore per penetrare il mistero pasquale: un cadavere non ritorna in vita e non esce fuori dalla tomba. Gesù risorge per l’intervento di Dio. E’ anche concessione divina che il Risorto appaia a un uomo e si renda visibile. La vita del Risorto non è semplice continuazione della sua vita terrena. Gesù era già risorto, ma i due discepoli sono tristi, sono delusi nelle loro speranze, l’incertezza opprimente li paralizza. Ed è anche spesse volte questo il nostro atteggiamento. La nostra fede è malferma, la nostra speranza delusa, la nostra carità è fredda. Come per i discepoli di Emmaus, tante volte ci sembra tutto invano, tutto perduto. Il Dio incarnato crocifisso che conosciamo, ci sembra vinto e impotente. Sappiamo che Gesù è risorto, ma la nostra intelligenza rimane sbarrata e il nostro cuore ottuso e pigro.

Non riusciamo a penetrare la luce della Resurrezione. Gesù risorto è entrato nella gloria di Dio, ha adesso una logica tutta divina. Ed è appunto questa maniera di essere e di agire propria di Dio che l’uomo non capisce. Dio è amore e tutto che vuole e fa è necessariamente amore. Forse è questo che l’uomo riesce così difficilmente ad accettare. La Rivelazione dice che le vie di Dio non sono queste dell’uomo e che il suo piano differisce dal nostro come il cielo è lontano dalla terra. E perciò Dio nel suo stesso amore infinito verso di noi rimane sempre vulnerabile. Noi possiamo infatti quasi sempre obiettargli: Perché hai fatto così; perché non hai impedito ciò che ci è avvenuto? Ma Dio a ciò ha sempre una unica risposta: l’ho fatto, l’ho permesso perché ti amo. E noi non comprendiamo. Siamo rattristati e Gesù potrebbe ripetere a noi ciò che diceva ai discepoli di Emmaus: O stolti e tardi a credere. Non dovreste voi forse soffrire tutte queste cose – come io l’ho sofferto – ed entrare così nella gloria? Infatti, secondo il decreto di Dio, il cammino di Gesù – che è anche la nostra strada – per giungere alla gloria della salvezza deve passare attraverso la sofferenza e la morte. Quando però noi ci troviamo nella sofferenza, stentiamo a credere, a sperare nella felicità, e quando siamo felici rifiutiamo di aspettare e di accettare la sofferenza.

E così il Cristo sofferente come il Cristo risorto ci rimane nascosto. Ma la strada di Gesù, sceso dalla gloria alla sofferenza, conduce solo attraverso il dolore di nuovo alla gloria. Il piano di Dio comprende infatti queste due cose: per questa vita la croce, per l’altra la gloria. Quaggiù dunque croce e felicità, risurrezione e morte sono inseparabili. Ma nella sofferenza non siamo soli. Gesù cammina, come con i due discepoli, accanto a noi. Gesù è il nostro misterioso compagno di viaggio. I discepoli dicevano: resta con, perché si fa sera. E quante volte anche per noi si fa sera nella nostra vita: l’oscurità della sofferenza, della tentazione, della prova entra nella nostra esistenza.

Bisogna allora insistere presso il Signore: resta con noi, il nostro giorno già declina. E Gesù entra e rimane e mangia con noi. Il vangelo dice che Gesù benediceva e spezzò il pane della cena con i due. Ed è allora che si aprirono i loro occhi e lo riconobbero. Quella cena era il banchetto eucaristico. Spezzare il pane indica qui la celebrazione dell’ Eucaristia, quella ultima cena che Gesù mangiava con i suoi discepoli l’ultima volta prima di soffrire e morire, di sera al declinare del giorno, trasformando il convito pasquale nel banchetto eucaristico. Il racconto evangelico dei discepoli di Emmaus rende così non soltanto testimonianza a Gesù risorto, ma dà nel gesto eucaristico il Risorto medesimo vivente e presente.

L’Eucaristia è il grande segno della risurrezione del Signore, il segno da cui si riconosce che il Signore vive ed è presente fra di noi. Essa non è soltanto il ricordo della morte del Signore, ma anche della sua risurrezione e della sua permanenza in mezzo a noi. Resta dunque con noi Signore e aumenta la nostra fede, la nostra speranza e anzitutto la nostra carità.