SOSPENSIONE PARTECIPAZIONE ALLA LITURGIA

Informiamo che la partecipazione alla liturgia di

  • MERCOLEDI DELLE CENERI

  • DOMENICA PRIMA DI QUARESIMA (1 marzo) – CELEBRAZIONE EUCARISTICA E LECTIO POMERIDIANA

SONO SOSPESE

Per chi legge il comunicato si chiede di passare parola agli amici.

Di seguito riportiamo quanto comunicato dal Vescovo di Treviso

“Come diocesi di Treviso ci atteniamo responsabilmente alle indicazioni previste dalle autorità, per la tutela della salute di tutti – sottolinea il vescovo, mons. Michele Tomasi – disponendo la sospensione di attività e celebrazioni nelle nostre comunità parrocchiali. In questo momento di emergenza, senza cedere ad allarmismi e paure non giustificate, ci affidiamo alla professionalità e alla competenza di tutti gli organismi e gli operatori coinvolti, che ringraziamo per il loro lavoro. Come cristiani ci affidiamo anche al sostegno della preghiera, affidando al Signore le persone ammalate e tutti coloro che si stanno prendendo cura della salute pubblica”.

In seguito a quanto stabilito in data odierna dal Ministero della Salute, di intesa con il presidente della Regione Veneto, con l’ordinanza che entrerà in vigore da oggi, domenica 23 febbraio 2020, e sarà valida – a meno di modifiche in seguito alla variazione dello scenario epidemiologico – fino alle ore 24.00 di domenica 1° marzo 2020, per evitare gli assembramenti di persone, la Diocesi di Treviso dispone la sospensione di:

–  Celebrazione pubblica di S. Messe, incluse quelle del Mercoledì delle Ceneri e domenicali, di sacramenti (compresi Battesimi, Prime Comunioni e Cresime), sacramentali, liturgie e pie devozioni quali la Via Crucis;

–  In sostituzione del precetto festivo e anche del Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima, i fedeli possono dedicare un tempo conveniente alla preghiera e alla meditazione, eventualmente anche aiutandosi con le celebrazioni trasmesse tramite radio e televisione;

–  Per i funerali, saranno possibili le sepolture, anche con la benedizione della salma alla presenza delle persone più vicine del defunto, ma purtroppo senza la celebrazione della S. Messa o di altra liturgia; le S. Messe esequiali potranno essere celebrate solo al superamento di questa fase critica;

–  Gli incontri del catechismo e ogni altra attività di patronati e oratori (comprese le feste di carnevale);

–  L’adorazione eucaristica nei luoghi tradizionalmente previsti;

–  Le lezioni dello Studio Teologico del Seminario, dell’Issr e della Scuola di formazione teologica;

– Le attività educative delle scuole dell’infanzia paritarie presenti nelle parrocchie e dei nidi integrati;

– L’accesso al Museo diocesano, alla Biblioteca del Seminario, alla Sala del Capitolo;

Come stabilito dal Ministero dell’Istruzione, è sospesa anche l’attività scolastica nel collegio vescovile Pio X.

L’accesso alle chiese sarà possibile, per chi vorrà recarvisi a pregare, fatto salvo il principio di evitare assembramenti di persone.

Le parrocchie, inoltre, sono invitate a sospendere i pellegrinaggi e le visite di gruppo organizzate.

Si sottolinea che la Diocesi di Treviso e il Vescovo sono in costante contatto con le autorità responsabili, in un clima di fattiva collaborazione.

Treviso, 23 febbraio 2020

Michele Tomasi

Vescovo di Treviso

Calendario aggiornato

INCONTRO VENERDI’ 21 FEBBRAIO – ORE 20.30

“Imparare Cristo nel tempo”

Relatore: Marco di Benedetto, dottore in Liturgia

La pedagogia della preghiera per una sapienza che riscriva “oggi” lo stile e le scelte di Cristo (Scrittura-Salmi-Vita)

APERTURA DEL TEMPO QUARESIMALE

MERCOLEDI DELLE CENERI – 26 FEBBRAIO   ore 19.00       

LECTIO DOMENICALI DI QUARESIMA

(17.00 – 18.30)

IL MOMENTO SUPREMO DELLA PIENEZZA DEL TEMPO

1 MARZO        “Tra la gente con il Vangelo” (1 Cor 1,18-4,18

L’ambiente di Corinto, il coraggio di Paolo di annunciare Cristo:

 la sapienza della croce

la capacità interpretativa di Cristo (1 Cor 2,16)

gli operai di Dio nel campo della storia (1Cor 3,1-4,18).

8 MARZO        Dall’umanesimo individualista alla ricostruzione del tessuto sociale e valoriale.

15 MARZO      L’ardente aspettativa dell’uomo:

– itinerario esodico nel vento dello Spirito per affrontare il difettibile (Rom 8,1-17)

– Guardando il futuro: i gemiti prima della liberazione (Rom 8,18-30)

Preghiera, chiamata, azione insondabile di Dio..

– L’infinito amore di Dio; Rom 8,31-39: la pagina più commovente di tutto il Nuovo Testamento. Paolo descrive l’energia travolgente dell’amore divino al quale nessuno potrà opporsi.

22 MARZO  –    Dalle dispersioni alla comunità:

cooperare insieme, anche se nessuno è così avulso dalla realtà da negare lo spessore della violenza, del conflitto, dell’ovvietà, degli istinti sociali. Credere l’impossibile: parola forte da porre al centro le questioni che contano.

29 MARZO   –   Dall’oggi alla pienezza del tempo: panoramica dell’itinerario percorso.

(Metodo della lectio: lettura di brani e brevi introduzioni)

Venerdì 20 marzo: ore 20.30 – Veglia di Mattutino per il Transito di San Benedetto

Sabato 21 marzo:   S. BENEDETTO (ore 8.00 – Lodi ed Eucarestia

VERSO LA PASQUA

5 aprileDOMENICA DELLE PALME

PROLOGO PASQUALE

9 aprile: Giovedì Santo: 19.00 La Cena del Signore

TRIDUO PASQUALE

10 aprile: Venerdì Santo: 19.00        Liturgia della Passione

11 aprile: Sabato Santo: 9.30            Meditazione: Nel Sangue di Gesù e nella sua Risurrezione si giocano la salvezza e il traguardo del mondo.

ore 21.30 VEGLIA PASQUALE

Domenica 12 aprile: PASQUA DI RISURREZIONE

Ore 10.00 – Eucarestia

Ore 18.00 – Vesperi

Lunedì dell’Angelo: Giornata di chiusura

Sabato 23 maggio ore 20.30  VEGLIA ASCENSIONE

Domenica 24 maggio.            ASCENSIONE (Eucarestia ore 9.30)

Sabato 30 maggio ore 20.30  VEGLIA DI PENTECOSTE

Domenica 31 maggio PENTECOSTE (Eucarestia ore 9.30)

Venerdì 19 giugno      S. Romualdo (Celebrazione eucaristica ore 19.00)

SETTIMANE BIBLICHE ESTIVE (AGOSTO)

 (Lezioni: dalle ore 20.30 alle ore 22.30)

3-6 agosto 2020

con Don Flavio dalla Vecchia

Il Libro del Levitico.

Quattro grandi temi per un cammino identitario: culto, santità, autenticità.  Leggi sociali per la giustizia.

24 – 27 agosto 2020

 (Lezioni: dalle ore 20.30 alle ore 22.30)

con Don Gianantonio Borgonovo

 GEREMIA (seconda parte)

Non come l’alleanza dei Padri che mi hanno considerato un padrone…”

Un popolo ascolta la Parola

Veglia “La Domenica della Parola

26 gennaio 2020

Perché la Parola è centrale nella vita del discepolo? Lo ricorda il Concilio Vaticano II nella Costituzione sulla Divina Rivelazione (Dei Verbum) al n 8.

Ciò che è narrato deve compiersi nel nostro “oggi”. La tradizione ebraico-cristiana non solo trae origine da ciò che la Parola narra, ma progredisce per lo Spirito, attraverso l’ascolto, la meditazione, lo studio, la celebrazione e cresce, finchè le parole di Dio giungono a compimento nella vita di ciascuno e di tutto il popolo. E’ così che la chiesa impara a credere, a pregare in modo che la Parola di Cristo abiti in noi con tutta la sua ricchezza (cf Col 3,16).

Inno    Prima che sorga l’alba

  1. Dal Libro del Siracide (cap 38,34-39,11)

Ben Sira apprezza l’opportunità offertagli dallo studio della Parola integrata con molte altre conoscenze. Egli non sottovaluta il lavoro manuale e le professioni scientifiche, sa bene che sono necessarie per la crescita dell’umanità e il progresso del creato. Da scriba saggio sottolinea che, se mancasse la Sapienza che viene dalla Parola, l’uomo non sarebbe in grado di capire il significato profondo della sua avventura. Se tutte le risorse della persona venissero profuse solo per la dimensione orizzontale, le sole conoscenze creerebbero il vuoto; e dunque quale utilità avrebbero per l’uomo?

  1. Dal libro del Qoelet (6,10-12 + 7,11-12)
  2. Lettura: “Un momento di eternità di B. Gross

Il rifiuto di avere altra origine che se stesso e la rivendicazione di un’immanenza assoluta conducono

a una totale disgregazione, anzi a una dissoluzione della persona. Questo atteggiamento è alla radice della crisi spirituale contemporanea: esso si fonda su una concezione molto discutibile dell’essere umano e di uno dei valori più insostituibili, quello del senso del limite. Esso richiede, in maniera urgente, una revisione di alcuni orientamenti che stanno alla base del pensiero moderno, allo scopo di sventare il suo nichilismo e di evitare che la mancanza del senso del limite, diffusa in forma generalizzata, non incrementi un’indifferenza e una irresponsabilità nei confronti della dimensione sociale, privandola della sua consistenza e conducendola alla dissoluzione. Il messaggio essenziale dello shabbat si basa proprio sulla nozione fondamentale del limite di cui esso ci insegna la positività, come preludio all’ingresso nella temporalità e a un’aspirazione verso un superamento, ciò che suppone coscienza della responsabilità e costanza nello sforzo.

Questa esigenza ha come garante l’affermazione della libertà dell’uomo e anche della sua forma più elevata, idealmente infinita, che consiste nel saperla dominare. Anziché crogiolarsi nella sua libertà al punto da perdersi in essa, occorre che si presti orecchio a una voce che viene da altrove, una voce che la interpella e la colloca al suo autentico livello impregnandola in un fecondo dialogo.

 

Salmo 18 (n 156)

  1. 2 Lettera a Timoteo (cap 3,16): L’incidenza vitale della Parola sull’uomo.

Il soffio di Dio anima tutta la Parola, dice l’autore. L’ispirazione perdura anche nel nostro presente, garantendo alla Parola un’efficacia particolare: essa corregge raddrizza, stimola l’autenticità di chi l’accoglie, favorisce una prospettiva costruttiva delle relazioni, educa alla rettitudine nei rapporti con Dio, con gli uomini e con il creato. L’uomo che la assimila appartiene a Dio ed esprime i valori recepiti sul suo comportamento.

  1. Lettera agli Ebrei (cap 4,12-13): Vivente è la Parola

Dio, parlandoci, ci guarda dentro con una aderenza perfetta alla nostra vera realtà, perché tutte le cose sono nude e vulnerabili ai suoi occhi e a Lui dobbiamo rispondere con responsabilità. La Parola ha una sua forza d’urto, è una spada che penetra, ha perciò la capacità di azione e di produrre degli effetti. E’ una Parola vivente, in grado di plasmare e creare l’uomo.

Salmo 118 (n 413 con antifona)

  1. 2 Lettera ai Corinzi (cap 3,1-3): Fondamentalismi, Parola e Spirito

Eppure la Parola di Dio corre il rischio, se lasciata alle nostre mani senza l’approfondimento, la preghiera e il dono dello Spirito, di irrigidirsi e diventare lettera che uccide e degenera nei fondamentalismi.

  1. Dalla Lettera apostolica “Aperuit illis” (Aprì loro la mente ) – Papa Francesco
  2. «Aprì loro la mente per comprendere le Scritture» (Lc24,45). È uno degli ultimi gesti compiuti dal Signore risorto, prima della sua Ascensione. Appare ai discepoli mentre sono radunati insieme, spezza con loro il pane e apre le loro menti all’intelligenza delle Sacre Scritture. A quegli uomini impauriti e delusi rivela il senso del mistero pasquale: che cioè, secondo il progetto eterno del Padre, Gesù doveva patire e risuscitare dai morti per offrire la conversione e il perdono dei peccati (cfr Lc24,26.46-47); e promette lo Spirito Santo che darà loro la forza di essere testimoni di questo Mistero di salvezza (cfr Lc 24,49).

La relazione tra il Risorto, la comunità dei credenti e la Sacra Scrittura è estremamente vitale per la nostra identità. Senza il Signore che ci introduce è impossibile comprendere in profondità la Sacra Scrittura, ma è altrettanto vero il contrario: senza la Sacra Scrittura restano indecifrabili gli eventi della missione di Gesù e della sua Chiesa nel mondo. Giustamente San Girolamo poteva scrivere: «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» (In Is., Prologo: PL 24,17).

  1. Lettera agli Efesini (cap 1,15-19 +3,20-21): La Parola apre gli occhi

Salmo 118 (antifona 398/412)

  1. Libro del Deuteronomio (cap 8,2-5): La Parola dischiude la sofferenza e le prove da orizzonti angusti.
  2. Vangelo di Luca (cap 8,16-18 + 11,27-28): Impariamo ad ascoltare la Parola che si fece carne e ci rivela il Padre.

Salmo 118 (Ant. 498/407).

 

 

 

Epifania – P. T. Gejer (Vedana 1969)

 

Carissimi fedeli, dopo i magi, tutti in qualche modo, abbiamo veduto la stella, ma solo una frazione minoritaria si è mossa. Il numero dei figli di Dio lo conosce lui solo, ma se ci prospettiamo l’atteggiamento del mondo di fronte al vangelo abbiamo di che sentirci angosciati. E noi? Con chi siamo? Con i magi o con gli scribi? Con i magi abbiamo in comune la percezione della voce di Dio, con gli scribi l’informazione attorno al Salvatore. Il mistero ci ha toccati più di una volta, e i suoi postulati li conosciamo. Il più incolto di noi sa quale deve essere la direzione per salvarsi. La sapienza cristiana ci ha invaso l’anima. Bisogna riflettere a quella che è stata fino ad oggi la nostra reazione. La verità portata oziosamente, o concepita come un motivo ornamentale o come un’erudizione non salva. E’ questa la sapienza degli scribi di Gerusalemme.

Occorre invece muoversi verso la sapienza cristiana, muoversi famelicamente, come i magi. E c’è un altro pericolo, riflettendo ancora sugli scribi. Essi sapevano a mente tutto ciò che Dio aveva detto agli uomini, la Parola di Dio la portavano scritta perfino sulle loro vesti. Il pericolo, anche da parte nostra, è proprio quello di diventare consuetudinari della parola di Dio. I consuetudinari – della Parola, della Culla, della Croce – se prestano soltanto l’occhio e l’orecchio, finiscono col non aver reazioni. E’ l’anima che bisogna prestare, è il rischio dell’azione che bisogna correre. L’itinerario della salvezza si fa con sacrificio e con rischio. I magi hanno rischiato un disagevole e drammatico viaggio pur di trovare il Figlio di Dio. Lo hanno trovato e lo hanno adorato.

La vita cristiana respira con l’adorazione, il suo atto più proprio è la contemplazione, atto col quale si riempie di Dio, e si conclude con l’offerta. Or0, incenso e mirra, i tre doni simbolici dei magi. L’oro per il Cristo-Re – l’incenso per il Cristo-Dio – la mirra per il Cristo-uomo, destinato alla Passione e la Croce. Ma più che il significato di questi doni ci dovrebbe stupire il fatto stesso del donare. Questi magi hanno sconvolto la concezione dell’ebraismo, che si accaparrava il Messia secondo gli schemi di una mentalità utilitaristica. Gli ebrei esigevano dal Messia supremazia e beni, mentre i magi gli offrono tutto ciò.

La preghiera dei magi è una preghiera che non chiede, una preghiera che adora e offre. I magi non chiedono niente perché sanno che già tutto è stato dato, con la salvezza, a loro e al mondo. Essi sono andati soltanto per esprimere, a mezzo dei loro doni, la loro accettazione silenziosa e stupita. I magi se ne ritornano in patria prendendo un’altra strada. E cosa faremo, noi, dopo quest’ultima adorazione oggi davanti a Gesù Bambino? Nella nuova direzione presa dai magi dietro l’indicazione dell’angelo, si trova per noi un ammonimento. Non ci rimane altro da fare che imboccare una nuova via, diversa da quella dalla quale siamo venuti. L’indicazione per quella nuova strada ci viene dalla parola di Dio e dal Sacrificio a cui partecipiamo. La parola divina ha da farsi umana, nostra, incarnandosi nelle azioni di tutti i giorni. E il sacrificio di Cristo non può restare solo, senza il nostro, come se fosse una semplice cerimonia festiva. Questo sacrificio natalizio vuol essere collocato nel concreto della nostra vita, in modo da fare un’animazione cristiana alle nostre opere, da incidere profondamente nel nostro comportamento. In definitivo, abbiamo da far nostro l’itinerario della coerenza tra l’adorazione e la vita, tra il dono di Cristo e la nostra risposta.   Così sia.

 

24 dicembre: ore 21.30 

VEGLIA DI MATTUTINO ED EUCARESTIA

25 dicembre: ore 10.00         Eucarestia

Ore 18.00                               Celebrazione dei Vespri

26 dicembre – giorno di chiusura

31 dicembre: ore 21.30 (Ottava di Natale)

VEGLIA DI MATTUTINO ED EUCARESTIA

1 gennaio 2020: chiuso

Giovedì e Venerdì 2-3 Gennaio 2020 (dalle ore 20.30 alle 22.30)

Sabato 4 gennaio (dalle ore 15.30 alle 17.30)

I VANGELI DELL’INFANZIA:

INCONTRI SERALI CON PROF. MASSIMO GRILLI

Direttore Dipartimento N. Testamento Pontificia Università Gregoriana (Roma)

5 gennaio                    ore 18.30 Primi Vesperi di Epifania

ore 20.30 Mattutino

6 gennaio                    EPIFANIA –– ore 9.30 Eucarestia

Dall’Avvento…

Talvolta sembra che ci abbandoni. Egli vuole misurandoci da soli a soli con le nostre difficoltà, che ci rendiamo maggiormente conto della nostra insufficienza. Egli soltanto si nasconde e nasconde nell’oscurità l’opera sua. E’allora il momento di credere, credere fortemente e attendere con umile pazienza e con piena fiducia.

Mentre nega consolazioni sensibili e segni più o meno palpabili della sua presenza ad anime ancora titubanti nella fede, spesso conduce per vie del tutto oscure coloro che si sono dati a lui e sulla cui fede sa di poter contare. Egli è padre, ad ogni anima che lo cerca con sincerità, non nega quanto è necessario per noi.

(p. Tarcisio Geijer, monaco certosino, corrispondenza)

La vera mentalità apocalittica guarda tutto con gli occhi fissi sia al cielo che alla terra, e vede che Dio misericordioso vi si coinvolge sempre, anche se non interviene magicamente (Ugo Vanni).

Programma 2019-2020

“Bisogna formarsi continuamente all’ascolto della Parola […] E’ indispensabile che la Parola di Dio diventi sempre più il cuore di ogni attività ecclesiale.[…] Lo studio della Sacra Scrittura dev’essere una porta aperta a tutti i credenti.“Non affoghiamo il Vangelo in un mare di parole a cui l’odierna società ci espone” (cf Evangelii gaudium.

Giovedi 24 ottobre     ore 19.00 Celebrazione Vespri -Eucarestia (40 anni di vita monastica)

31 ottobre – ore 20.30 – Veglia di Mattutino per Solennità dei Santi

1 Novembre – si riapre con la celebrazione Eucarestia orario festivo

Sabato 9 novembre  ore 16.00 – Incontro con Daniel Marguerat

“GESU’ DI NAZARET: VITA E DESTINO

Daniel Marguerat, pastore della chiesa evangelica, esegeta e biblista, dal 1984 al 2008 è stato docente di Nuovo Testamento presso l’Università di Losanna.

Domenica 10 novembre (9.30) Celebrazione eucaristica (Omelia di Daniel Marguerat)

LECTIO DI AVVENTO (1 – 8 – 15 dicembre) – ore 16.30 – 18.00

“QUANDO DIO MANDO’ IL SUO FIGLIO

L’invio del Figlio di Dio costituisce la pienezza del tempo (Gal 4,4)

Venuta e presenza di Cristo Signore. La dimensione dell’attesa è specificata da Paolo in 1Ts 4,17

con “andargli incontro”.

– La sovranità di Dio apportatrice di grazia è a nostra portata (Mc 1,15). Tutti gli eventi sono per noi, per i quali arriva e si compie la pienezza del tempo (1Cor 10,11).

– Cristo è il nuovo umanesimo e chiama la nostra responsabilità.

TEMPO NATALIZIO

24 dicembre:   ore 21.30         VEGLIA DI MATTUTINO ED EUCARESTIA

25 dicembre:   ore 10.00         Eucarestia

Ore 18.00        Celebrazione dei Vespri

26 dicembre – giorno di chiusura

31 dicembre:   ore 21.30 (Ottava di Natale)  VEGLIA DI MATTUTINO ED EUCARESTIA 

1 gennaio 2020: chiuso

2-3 Gennaio 2020 (Ore 20.30-22.15)

Sabato 4 gennaio (con orario da definire)

 I VANGELI DELL’INFANZIA: INCONTRI SERALI CON PROF. MASSIMO GRILLI

Direttore Dipartimento N. Testamento Pontificia Università Gregoriana (Roma)

5 gennaio                ore 18.30 Primi Vesperi di Epifania

ore 20.30 Mattutino

6 gennaio                    EPIFANIA –– ore 9.30 Eucarestia

 

APERTURA DEL TEMPO QUARESIMALE

26 febbraio     LE CENERI – Celebrazione ore 19.00

LECTIO DOMENICALI DI QUARESIMA – (17.00 – 18.30)

(1-8-15-22-29 marzo)

IL MOMENTO SUPREMO DELLA PIENEZZA DEL TEMPO

Nel Sangue di Gesù e nella risurrezione si sono giocate la salvezza e il traguardo del mondo. Dio riserva all’uomo l’unica vera sorpresa della storia, preparando per l’umanità e il cosmo il futuro, che in Gesù Cristo già ora sta divenendo.

Venerdì 20 marzo – ore 20.30 – Veglia di Mattutino

Sabato 21 marzo – S. Benedetto – ore 8.00 Lodi – Eucarestia

5 aprile – DOMENICA DELLE PALME

Prologo Pasquale

9 aprile Giovedì Santo: 19.00 La Cena del Signore  

TRIDUO PASQUALE

10 aprile Venerdì Santo ore 19.00  Celebrazione della Passione

11 aprile Sabato Santo: 9.30    Meditazione: Alla vita di peccato deve opporsi ora la vita secondo il Vangelo

ore 21.30 VEGLIA PASQUALE

Domenica 12 aprile:          PASQUA DI RISURREZIONE

Ore 10.00 – Eucarestia

Ore 18.00 – Vesperi

Lunedì dell’Angelo: Giornata di chiusura

Sabato 23 maggio ore 20.30  VEGLIA ASCENSIONE

Domenica 24 maggio.            ASCENSIONE (Eucarestia ore 9.30)

Sabato 30 maggio ore 20.30  VEGLIA DI PENTECOSTE

Domenica 31 maggio             PENTECOSTE (Eucarestia ore 9.30)

Venerdì 19 giugno     S. Romualdo

SETTIMANE BIBLICHE ESTIVE (AGOSTO)

 (Lezioni: dalle ore 20.30 alle ore 22.30)

3-6 agosto 2020

con Don Flavio dalla Vecchia (Biblista diocesi di Brescia)

Il Libro del Levitico.

Quattro grandi temi per un cammino identitario: culto, santità, autenticità. Leggi sociali per la giustizia. 

24 – 27 agosto 2020

 (Lezioni: dalle ore 20.30 alle ore 22.30)

con Don Gianantonio Borgonovo (Biblista diocesi di Milano)

GEREMIA (seconda parte)

Non come l’alleanza dei Padri che mi hanno considerato un padrone…”

Altre iniziative verranno segnalate a tempo debito.

 

 

 

Padre nostro: testi di P. Tarcisio Geijer, monaco certosino

Ritrarsi per l’ascolto della  sua Voce. Sono stagioni di grida e parole, di presenzialismo.Sono giorni, stagioni, ma è la storia, col suo carico di violenza, di morte, di disumanità ormai capillare…

Ritrarsi, Accogliendo la “nudità” della Sua Parola. Si batte la polvere per innalzarsi, ci si prostra a sguardo basso a tante Voci. Si inseguono le ultime novità, affannati, anche a dire di Dio. Ritrarsi e credere in Lui, nel Figlio, che “testimonia” la vita divina. Quanti, quali passi occorrono, e silenzio, per lasciargli posto nella vita… 

TESTI TRATTI DA OMELIE E LETTERE DI PADRE TARCISIO GEJIER, MONACO CERTOSINO

Dio sa molto meglio di noi cosa occorre per noi per amare veramente e essere felici.

Dio immenso, eterno potrebbe spaventarci per la sua grandezza e trascendenza, se il Vangelo non ci parlasse di lui come di quel Padre di immensa bontà e di amore infinito. Egli è colui che al dolore procurato per la partenza  del figlio risponde restando sempre in angosciosa attesa del suo ritorno, e stava spesso alla vedetta. Ed ecco, stavolta, vedendo il figlio già da lontano, si commuove, si mette a correre, si getta al collo del figlio e lo bacia. Così è Dio. Dio, pur essendo amore è tremendo mistero. Ma il suo dono a noi è espropriazione nel Figlio . Lui che avendo forma di Dio non reputò una preda l’essere uguale a Dio. Annientò invece se stesso, prendendo forma di schiavo, divenuto simile agli uomini, si umiliò fino facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte in croce. .

Dio è un Dio di grazia e di misericordia. Ha la tenerezza di un Padre, è padre di tutte le misericordie.

Ci riesce difficile credere che l’amore di Dio sia una  cosa così “domestica” e familiare.  Noi abbiamo di Dio un’idea molta alta, e ci è difficile poi pensare che Dio ci ami come un pastore ama le sue pecore, manifestando per esse delicatezza, tenerezza e domesticità del suo amore. Stentiamo a riportare questo amore divino abissale, che supera i vertici dell’immaginazione nel piccolo spazio delle nostre consuetudini quotidiane. Credere a questo amore tenero di Dio è un dovere. Ma saper accettare l’amore vuol dire essere umili, poveri. Chi è orgoglioso non accetta amori o li accetta solo in quando esprimono sudditanza. Per accettare l’amore ci vuole umiltà. L’amore dono di Dio non porta con sè l’ombra della dipendenza. Dio ci ama sì come Dio, infinitamente ma è l’amore del pastore divino, non offensivo per le pecore. Sappiamo dunque di essere conosciuti da Dio, benchè noi non lo conosciamo, se non parzialmente, nella misura del nostro amore, che è sempre così modesto.

Dio non ha bisogno di nulla. Non è per sè che chiede di fare la sua volontà, ma perchè vuole il nostro bene. Dio sa nella sua saggezza infinita che la nostra felicità si ottiene ad alto prezzo: la dimenticanza di sè. E’ questo il mistero del suo amore. Perchè chiedere qualcosa a Dio che già sa ciò di cui abbiamo bisogno?

Dio nella sua immensa bontà ha cura e premura per noi, anche se noi non lo domandiamo. La sua infinita misericordia ci previene. La risposta è che domandare qualcosa ad una persona amata è segno di fiducia, di amore. Ed è come una supplica. Il mistero dell’esaudire le nostre suppliche si trova proprio nella distanza infinita tra Dio e noi. Possiamo domandare e dobbiamo domandare molte cose a Dio, anche le cose più umili. Ma c’è una cosa che dobbiamo domandare sempre e con molta insistenza: venga il tuo regno. Si tratta della definitiva venuta di Gesù nella gloria, alla fine del mondo, di questo mondo così pieno di ogni forma di egoismo e sofferenza, di ingiustizia e di mancanza di amore. Quando Gesù verrà, rimarrà solo la gloria di Dio e noi in lui.  Quando noi preghiamo: Signore venga il tuo Regno, chiediamo che si realizzi presto questa salvezza. Bisogna dunque pregare sempre e senza mai stancarci.

Talvolta sentiamo dire – o lo diciamo noi stessi – io ho pregato, ma a nulla mi ha giovato. E tuttavia ci è stato detto semplicemente: Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo e certamente lo otterrete. Colui che ha veramente capito questo invito non tacerà non vedendo esaudita la sua preghiera, ma pregherà ancora, sempre di Più. Domandate e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Così facendo l’uomo arriva ad un contatto con Dio che, ad un tratto, nella sua preghiera si inserisce questa preghiera più profonda: Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. La volontà di Dio è eccelsa e non può essere altro che amore. Ma “le mie vie sono lontane dalle vostre e i miei pensieri tanto più alti che i vostri pensieri. Perciò accade spesso che non vediamo come Dio ci esaudisca. A questo punto nessun esempio sarà più eloquente di quello di Gesù nell’orto degli ulivi. Gesù chiedeva di venire liberato dalla sofferenza del Venerdì santo, ma ottenne il trionfo del mattinod i Pasqua. Fu esaudito, ma su un piano più elevato. “non la mia, ma la tua volontà sia fatta.

Siamo sempre debitori davanti a Dio quando si tratta di amore: ma rassicuriamo il nostro cuore dinanzi a Dio; che se in qualche cosa il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro amore. Il mistero di Dio è aperto ai semplici: esso è il suo regno di salvezza e di redenzione. I semplici sono ancora i veraci, trasparenti e luminosi: a questi appartiene il Regno di Dio. Davanti a Dio vale un’altra misura. Fra grande e piccolo, tra attivo ed inerte.  Ciaò che dall’esterno può apparire debole e indigente, interiormente è pieno di forza e vitalità. E’ la potenza della vita di Dio che opera nella nostra pochezza. Il pensiero di una nostra capacità nel costruire il Regno di Dio è un inganno pericoloso e contraddetto anche dalla storia terrena.  La vita terrena di Gesù non ci lascia pensare ad una esistenza trionfale.  La via battuta dalla chiesa non è altro che il cammino tracciato da Cristo povero, oberato della croce, insultato e candidato alla morte – potenza divina sì, – ma che tace. Quanto più duramente la chiesa viene sospinta in avanti sulla via crucis, tanto più vicino si trova Cristo.

SIA FATTA LA TUA VOLONTA’

Noi non conosciamo tutto ciò che è bene per noi. Ma Dio lo sa benissimo e anche quando dobbiamo soffrire è sempre la sua mano amorosa che ci guida e il suo amore infinito che ci visita.

Bisogna avere sete della sua volontà. Sarebbe un male di non sentire più questa sete. Purtroppo è ancora vero che il cristiano può perderla. Si perde con una vita ripiegata su di sè, amando nè Dio nè il fratello, contentandosi di essere sazio di sè. La sete del cuore umano infatti è sempre una sofferenza e difficilmente l’uomo può portare questa sofferenza con umiltà e costanza. Perchè questa sete, questo desiderio del cuore possa rimanere aperto a tutte le offerte dell’acqua della grazia, ci vuole molta purezza del cuore, molto disinteresse, molto distacco dalle cose terrene, che pretendono di dissetare senza averne la capacità.

Eppure siamo così deboli e così incapaci di portare a lungo la sete profonda dell’amore alla sua volontà, che se Dio non ci dà la grazia di riconoscere l’acqua adatta, noi la degradiamo, abbassandoci su quella delle umane soddisfazioni. Siamo fatti per Dio e cerchiamo lui, è il mistero della sete del cuore umano.

Non c’è per la creatura altra alternativa che naufragare in questo abisso di salvezza o in quello della propria solitudine. La sua volontà è severa, esige e comanda. Mentre l’incredulità ci permette di indugiare nei nostri diletti in cui siamo adagiati come in una comoda dimora. Dio si rivela per amore, l’uomo crede per amore; e l’amore impone l’adesione ad un Dio che si rivela padre, fratello, amico, perdono, beatitudine. La fede è misteriosa, un salto nello sconosciuto. Vedere con gli occhi della fede è vedere con gli occhi di Dio. E questo cambia la nostra vita, la nostra maniera di amare e di sperare; la nostra maniera di soffrire e di essere felici. L’uomo non può mai impedire Dio di amarlo infinitamente.

NON FARCI ENTRARE IN TENTAZIONE….

Talvolta sembra che ci lasci soli; egli vuole, misurandoci da soli a soli con le difficoltà, che ci rendiamo maggiormente conto della nostra impotenza e insufficienza, e d’altra parte vuole esercitarci nella fede, nella fiducia in lui. Il Signore non ci abbandona, soltanto si nasconde e nasconde nell’oscurità anche l’opera sua. E’ allora il momento di credere, credere fortemente e attendere con umile pazienza e con piena fiducia. … Mentre non nega consolazioni sensibili e segni più o meno palpabili della sua presenza ad anime ancora titubanti nella fede, spesso conduce per vie del tutto oscure coloro che si sono dati a lui in  modo irrevocabile e sulla cui fede sa di poter contare.

Dio è Padre, ad ogni anima che lo cerca con sincerità non nega quanto è necessario per sostenere la sua fede, ma spesso rifiuta ai più forti quello che concede ai più deboli.

Non siamo esenti dalla sofferenza, ma possiamo soffrire in maniera nuova. “Gesù ci chiede di portare il suo giogo”. Peso preparato dal suo amore. Non smisurato, ma adatto alla capacità di ognuno. In questo senso S. Paolo ha detto: Dio è fedele così che non permetterà che siamo tentati al di sopra delle nostre forze, ma al tempo stesso della tentazione ci assicurerà anche il successo, sì da poterla tollerare.

Il Dio incarnato crocifisso che conosciamo ci sembra vinto e impotente. Sappiamo che Gesù è risorto ma la nostra intelligenza è sbarrata e il nostro cuore pigro ed ottuso. Non riusciamo a penetrare la luce della Risurrezione.

Perciò Dio nel suo stesso amore infinito verso di noi rimane sempre vulnerabile. Noi non comprendiamo. Siamo rattristati e le parole rivolte ai discepoli di Emmaus potrebbero essere rivolte a noi: Stolti e tardi a credere. Non dovreste voi soffrire tutte queste cose – come io ho sofferto – ed entrare così nella gloria? Quando ci troviamo nella sofferenza stentiamo a credere, a sperare… E così il Cristo sofferente come il Cristo risorto ci rimane nascosto. Il piano di Dio comprende croce e gloria, morte e risurrezione sono inseparabili.

Ma nella sofferenza non siamo soli. Gesù cammina come con i due discepoli accanto a di noi. Gesù è il nostro misterioso compagno di viaggio. I discepoli dicevano: resta con noi perchè si fa sera, e nella nostra vita si fa sera con l’oscurità della sofferenza, della tentazione, della prova. Bisogna allora insistere presso il Signore.

Rassicuratevi, dice il Signore. Non temete. Quanta lotta e quanta fatica per tenere a galla la fragile nostra esistenza terrena. Ma nel pieno delle difficoltà e delle sofferenze, quando gridiamo di spavento, il Signore è con noi, presente, amante.

Pur credendo, pur amando, pur sperando noi dubitiamo. Quando le difficoltà si ammucchiano e la burrasca flagella la nostra vita cristiana, perdiamo coraggio, cominciamo ad affondare. Se almeno allora avessimo nella nostra debolezza l’umile fiducia di gridare al Signore: Salvami….

Noi non siamo mai abbastanza umili e fiduciosi dinanzi all’operato di Dio  con noi.

Siamo subito disorientati, turbati e ci ribelliamo quando la sofferenza invade la nostra esistenza. E’ sempre un momento molto difficile quando il misterioso volere divino irrompe con la sofferenza nella nostra storia umana. L’uomo rientra nei suoi pensieri limitati, e rimane anche separato dai pensieri di Dio e comprende più nulla. Quando il Signore è lontano è sempre notte. Gli uomini sono avvolti da oscurità e tenebra, da prova e da sofferenza.

Saper attenderlo con operosa vigilanza per non perdersi nella notte dell’oblìo e della infedeltà. Egli sa che l’attesa è difficile, che vi possono essere le ore della stanchezza e del sonno. Anche allora non si dovrà desistere.

A cura di F.C.

 

 

24-27 giugno – I° Settimana biblica

Esodo cap 19-40

Dal Sinai al Santuario

con d. Flavio dalla Vecchia (biblista, Diocesi di Brescia)

Da Lunedì 24 giugno a giovedì 27 giugno 2019

Lezioni dalle ore 20.20 alle ore 22.40

Dopo le celebrazioni pasquali, riprendiamo il nostro percorso teologico-spirituale con lo studio di Esodo, cap 19-40: “Dal Sinai alla venuta di JHWH nel Santuario.

Per il credente nel Dio del Signore nostro Gesù Cristo è appassionante. La teofania del Roveto (3,1-14) riassume l’intero cammino della memoria esodica dell’Israele della fede: “Il SIGNORE disse: «Ho visto, ho visto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto e ho udito il grido che gli strappano i suoi oppressori; infatti conosco i suoi affanni.  Sono sceso per liberarlo dalla mano degli Egiziani e per farlo salire da quel paese in un paese buono e spazioso, in un paese nel quale scorre il latte e il miele, nel luogo dove si trova il Cananeo, l’Ittita, l’Amorreo, il Perizzita, l’Eveo e il Gebuseo cap 3,7-8).

La liberazione donata dovrà essere conquistata, anche se non sarà mai il risultato delle nostre opere. Il linguaggio di JHWH sembra quello del guerriero; in realtà egli si manifesta Signore del tempo e degli spazi, il suo Volto impenetrabile arde ma non danneggia.

Il cammino nel deserto (Es 15,22-18,27)

Dio, compagno di viaggio paziente e premuroso, non risparmia il popolo dalle asprezze della vita: ed ecco, delusioni e protesta. Eppure Dio si rivela nei segni provvidenziali dell’acqua, del pane per il cammino, della carne, della guida profetica di Mosè. Dio si rivela nel suo Mistero proprio nell’agire come aveva promesso (Es 3,14): “Io sono Colui che ci sarà sempre” in ogni vostra necessità, anche se velatamente, misteriosamente. L’Esodo non racconta la conquista della terra, ma l’uscita di liberazione, il cammino di purificazione, e Dio come il compagno di viaggio.

Il Sinai (Es 19-34)

La sosta al Sinai è molto ricca ed articolata: essa segna il legame di Alleanza di Dio con il suo popolo e il dono delle Dieci Parole. La liberazione e il cammino nel deserto hanno come scopo la comunione di vita con Dio; Israele è eletto a partner-tesoro suo, nell’appartenenza reciproca; ma la santità di Dio esige una purificazione e trasformazione dell’uomo proprio sulla base delle Dieci Parole.

Dio si fa presenza di cammino nella Parola, Israele matura e conoscerà la trasformazione ascoltando e facendo il dono della Parola ricevuta. La mediazione della Parola dice la vicinanza e la salvaguardia della trascendenza di Dio e il coinvolgimento dell’uomo. Così l’uomo è liberato dall’asservimento della cupidigia e dall’inganno ed è ammesso al mondo divino. Il tema della terra per adesso è lontano. L’attenzione si concentra sull’esperienza-dono del cammino.

Il peccato originale: l’idolatria (32-34). Agli ordini di preparare la dimora di Dio in mezzo al suo popolo (Es 25-31) Israele risponde costruendosi il proprio assoluto. Alla sollecitudine di Dio, riassunta in Es 19,4-8 (Voi avete visto quello che ho fatto agli Egiziani e come vi ho portato sopra ali d’aquila e vi ho condotti a me (v 4). , Israele risponde con la sconfessione radicale di ciò che ha promesso e della rivelazione divina ricevuta: al Dio che agisce nella storia, Israele contrappone il proprio assoluto con la misura dei propri desideri. La scena è drammatica, ma termina con la rivelazione di Dio come presenza di perdono, di benevolenza e di capacità rigenerativa.

Dio prende possesso del Santuario (Es 35-40)

Il tormentato cammino si conclude profeticamente in modo positivo: Dio abita in mezzo al suo popolo, Dio scende dalla trascendenza per essere in mezzo, come Colui che ci sarà sempre. Potremo ricordare il Prologo giovanneo (Gv 1,1-18). Il Verbo trascendente diviene uomo e cammino in mezzo a noi.

La grazia dell’Esodo è multiforme, espressa in una grande liturgia. Le Tavole, memoria viva della Parola, la Manna, il Pane del cammino pasquale, il legame dell’Alleanza, il perdono rigenerativo e finalmente, la venuta di JHWH nel Santuario. La Teofania del Sinai e quella del Santuario illuminano il cammino esodico accompagnato dal Dio fedele, benevolo, misericordioso.

Ora l’Israele della fede e peccatore potrà riprendere il suo cammino, che necessita di continue liberazioni e trasformazioni, prima di entrare rinnovato nella terra che per l’Evento – Gesù è la Gerusalemme che discende dal cielo, pronta per le nozze col suo Dio.