SETTIMANA ESTIVA – 4-7 AGOSTO – LIBRO DEL LEVITICO (20.30-22.30)

 

Guiderà le meditazioni d. Flavio Dalla Vecchia,

docente di Sacra Scrittura presso lo Studio Teologico “Paolo VI” del Seminario di Brescia e di Lingua e letteratura ebraica presso l’Università Cattolica di Milano.

Quattro grandi temi per un cammino identitario

§  Culto

§  Santità

§  Autenticità

§  Leggi sociali per la giustizia.

Il Levitico si presenta come un Libro che non appassiona, un reperto da museo poco interessante.

La sua trama si fonda su Esodo cap 40: Dio prende dimora in mezzo al suo popolo; da qui la normativa che regola: culto, identità, leggi della convivenza.

Si tratta della presenza divina che organizza la vita, per nulla marginale e insignificante; al contrario essa segna tutti gli aspetti della vita dei singoli e della comunità.

 

La vicinanza di Dio imposta l’identità del suo popolo e necessita di un’interpretazione. Dio che fa sentire la sua presenza, non è fuori stagione per la nostra situazione ecclesiale. Se la vita sociale delle nostre democrazie è organizzata dalle costituzioni, quale fondamento valoriale, è altrettanto doveroso chiedersi su quale ragione di senso esse poggiano.

Per un cristiano, raggiunto dalla Rivelazione divina ebraico-cristiana non è questione di imporla agli altri; semmai di testimoniarla, senza eluderla o farla deridere a causa di comportamenti mediocri.

Il ritornello del Libro: “Dio parla a Mosè” va riferito al presente, a noi; le Parole di Dio sono la sua cura per noi e delineano l’orientamento importante per il nostro cammino. Dio si fa prossimità e compimento, non abolizione delle sue indicazioni. Culto, liturgia, preghiere, restituzione esistenziale, santità di vita, leggi che regolano la giustizia, partendo dai meno difesi: sono urgenze di un tessuto di vita che oggi si va sfaldando.

I suoi pilastri valoriali caratterizzano singoli e comunità; la stessa consacrazione per i servitori del culto va ripensata in riferimento al Battesimo, come condizione base dei singoli componenti del popolo di Dio, configurato a Lui nell’amore e nella giustizia. Prospettiva che va ricercata con rigore e non trascurata da un qualunquismo incolore.

Il linguaggio biblico di “Puro e impuro”: sono concetti di autenticità, di rifiuto di ciò che ammala e ferisce la vita, a tutti i velli. Il cammino di liberazione non è al passato, anzi interpella tutti i settori della vita, a partire dall’informazione, oggi preconfezionata dai consorzi manipolati, i quali decidono ciò che si deve sapere, quello che si deve indossare e mangiare.

L’assillo del futuro è solo economico? Un futuro che non oltrepassa la meschinità, la decadenza e le contrapposizioni, un futuro che nutre e afferma solo l’”io”, senza la relazione con il diritto degli altri, diventa una categoria governata dall’egoismo, dove l’altro è ridotto al proprio tornaconto privato, sociale, internazionale.

Ridurre tutto a una piatta uniformità, fatta di luoghi comuni, uccide l’identità e vanifica l’umanesimo biblico.

Il filosofo S. Kierkegaard, 150 anni fa,  paragonava la società europea a una nave: “La nave è ormai in mano al cuoco di bordo e ciò che trasmette il megafono del comandante non è più la rotta, ma ciò che mangeremo domani”.[1]

Il Libro del Levitico si presenta impegnativo, ma opportunamente interpretato, offre prospettive interessanti per il nostro oggi di cristiani e di comunità, che desiderano maturare un’identità come Dio la indica.

(Firmino Bianchin)

[1] R. Penna, Rivista biblica n 4, 2019; EDB, p 589.

Settimana estiva 4-7 agosto 2020 -Libro del Levitico (20.30 – 22.30)

LIBRO DEL LEVITICO – con d. Flavio dalla Vecchia –

PROGRAMMA ESTIVO 2020

Quattro grandi temi per un cammino identitario

Culto

Santità

Autenticità

Leggi sociali per la giustizia.

Il Levitico si presenta come un Libro che non appassiona, un reperto da museo poco interessante.La sua trama si fonda su Esodo cap 40: Dio prende dimora in mezzo al suo popolo; da qui la normativa che regola: culto, identità, leggi della convivenza.

Si tratta della presenza divina che organizza la vita, per nulla marginale e insignificante; al contrario essa segna tutti gli aspetti della vita dei singoli e della comunità.

La vicinanza di Dio imposta l’identità del suo popolo e necessita di un’interpretazione. Dio che fa sentire la sua presenza, non è fuori stagione per la nostra situazione ecclesiale. Se la vita sociale delle nostre democrazie è organizzata dalle costituzioni, quale fondamento valoriale, è altrettanto doveroso chiedersi su qualche ragione di senso esse poggiano.

Per un cristiano, raggiunto dalla Rivelazione divina ebraico-cristiana non è questione di imporla agli altri; semmai di testimoniarla, senza eluderla o farla deridere a causa di comportamenti mediocri.

Il ritornello del Libro: “Dio parla a Mosè” va riferito al presente, a noi; le Parole di Dio sono la sua cura per noi e delineano una rivelazione importante per il nostro cammino. Dio si fa prossimità e compimento, non abolizione delle sue indicazioni. Culto, liturgia, preghiere, restituzione esistenziale, santità di vita, leggi che regolano la giustizia, partendo dai meno difesi: sono urgenza di un tessuto di vita che si va sfaldando.

Tali pilastri valoriali caratterizzano singoli e comunità; la stessa consacrazione per i servitori del culto va ripensata in riferimento al Battesimo, come condizione di base dei singoli componenti del popolo di Dio. Configurati a Lui nell’amore e nella giustizia, ricercate con rigore e non trascurate da un qualunquismo incolore.

Puro e impuro sono concetti di autenticità, di rifiuto di ciò che ammala e ferisce la vita, a tutti i velli. Il cammino di liberazione non è mai al passato; esso interpella tutti i settori della vita, a partire dall’informazione oggi preconfezionata dai consorzi manipolati, che decidono ciò che si deve sapere, quello che si deve indossare, mangiare.

L’assillo del futuro è solo economico? Un futuro che non oltrepassa la meschinità, la decadenza e le contrapposizioni, un futuro che nutre e afferma solo l’”io”, senza la relazione con il diritto degli altri, diventa una categoria governata dall’egoismo, dove l’altro è ridotto al proprio tornaconto privato, sociale, internazionale.Ridurre tutto a una piatta uniformità, fatta di luoghi comuni, uccide l’identità e vanifica l’umanesimo biblico.

Il filosofo S. Kierkegaard paragonava la società europea a una nave: “La nave è ormai in mano al cuoco di borgo e ciò che trasmette il megafono del comandante non è più la rotta, ma ciò che mangeremo domani”.[1]

Il Libri del Levitico si presenta impegnativo, ma opportunamente interpretato, offre prospettive interessanti per il nostro oggi di cristiani e comunità, che desiderano maturare un’identità come Dio la indica.

Guiderà le meditazioni d. Flavio Dalla Vecchia, docente di Sacra Scrittura presso lo Studio Teologico “Paolo VI” del Seminario di Brescia e di Lingua e letteratura ebraica presso l’Università Cattolica di Milano.

[1] R. Penna, Rivista biblica n 4, 2019; EDB, p 589.

(Firmino Bianchin)