LA DONNA DISCEPOLA Un’esistenza profetica

Lectio biblica

Montebelluna 27 febbraio 2018

Firmino Bianchin

IL RICORDO DI MARIA -Lc 1,26-38

Il Libro del Siracide facendo l’elogio degli uomini di Bene dice: “ di loro alcuni lasciarono un nome. Di altri non sussiste memoria, svanirono come se non fossero mai stati” (44,7-10). Qoelet, qualche tempo prima affermava ancora più radicalmente: “Non ci si ricorda né del saggio né dello stupido, mai più: nei giorni che verranno tutto sarà dimenticato. Ah, come è possibile che il saggio muoia allo stesso modo dello stupido?” (cap 2,16)

Noi invece ricordiamo Maria di Nazaret e cerchiamo di conoscere la sua persona. Il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium n 65 dice: “Mentre la chiesa ha già raggiunto nella felicissima Vergine quella perfezione che la rende senza macchia e senza ruga (Ef 5,27), i cristiani invece sono ancora impegnati a crescere in santità vincendo il peccato”.

Il teologo L. Sartori commenta: “Solo in Maria la chiesa è già quello che deve essere; tutti gli altri sono nel “non ancora” della ricerca. Maria è unica, eminente, nessun altro la eguaglia, il che sembra supporre che la chiesa perfetta non esiste (almeno in terra) e che la stessa efficacia dell’opera di Cristo rimane sempre limitata, frenata, non capace di produrre alcun capolavoro che la incarni… Cristo vittorioso, sena mai una vittoria piena? Il Concilio afferma che solo in Maria, Gesù ha finalmente toccato il vertice delle sue possibilità di Redentore vittorioso” (cf. Perle del Concilio, EDB, p 175).

L’interpretazione conciliare di L. Sartori è felice, evidentemente non dimentica il percorso faticoso, pieno di interrogativi, a volte perfino inquietante che ha contrassegnato la vita di Maria qui in terra.

LA PREPARAZIONE – LC 1,26-38

Luca narra il cammino di Maria partendo dal basso; il primo testo offre molti dati e possiamo definirlo una preparazione (vv 26-27).

La giovane donna vive in un villaggio molto povero, ai confini della Palestina, mai citato dal Primo Testamento; è fidanzata e sta aspettando il giorno in cui andrà a vivere insieme al futuro sposo: Giuseppe della casa davidica.

L’evangelista, nel presentarla, ricorre a punti di riferimento più noti; diversamente essa fa parte degli anonimi che vivevano il progetto di farsi una famiglia. La dicitura “Da Nazaret, Nazareno” forse creava per quel tempo qualche problema (cf GV 1,46); un villaggio che non faceva onore.

1,28 –In questa normalità accade qualcosa di eccezionale: Dio fa irruzione nella sua vita con un rapporto preferenziale e gratuito; il Vangelo non dice nulla sulle disposizioni della giovane, semplicemente annota che Dio le fa “grazia e sarà con lei”, svelandole poi il compito che la attende. Dio la seguirà con la sua presenza preveniente, assolutamente gratuita, compimento della promessa profetica alla figlia di Sion:

Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele,
e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!
15 Il Signore ha revocato la tua condanna,
ha disperso il tuo nemico.
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura.
16 In quel giorno si dirà a Gerusalemme:
«Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!
17 Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente.
Esulterà di gioia per te,
ti rinnoverà con il suo amore,
si rallegrerà per te con grida di gioia. (Sofonia 3,14-17).

Maria è invitata a rallegrarsi (“gioisci”) e trovare il senso della presenza misteriosa di Dio, dalla quale il messaggero lascia intravedere una ricostruzione del tutto nuova. Dio, quando sceglie mediazioni particolari, opera una svolta creativa nella storia.

Come reagisce Maria?

1,29 –Lungi dal sentirsi esaltata, la “Parola-Progetto” la inquieta, la sconvolge come se sopraggiungesse una tempesta. Dio entra nella sua vita come elemento che turba il suo cammino, i suoi progetti. Il verbo usato da Luca dice un conflitto interiore di pensieri e di domande. La vicenda di Geremia ci può aiutare a capire (cap 15,16-18): Tu sei per me un torrentaccio di cui non ci si può fidare”; anche la vita di Mosè si colorerà di domande e di amarezze. L’evangelista presenta Maria come una donna che si interroga, che cerca in quelle parole (cf cap 2,19.51).

1,30 – La risposta divina la rassicura

La grazia ti permetterà di superare l’impossibile; sarai mediazione e servizio del progetto che si compirà nell’opera di Gesù e della chiesa. Luca ancora una volta fa risuonare le parole isaiane sul Servo: “Non temere, perché io sono con te, non smarrirti, perché io sono il tuo Dio, che ti tengo per la destra” (Is 41,8-13; cf anche Is 42,6-7 + 53,11-12).

1,31-33 – Maria è presentata sull’orizzonte della rivelazione biblica 

Il messaggero divino le rivela la vocazione di madre del discendente davidico con tre verbi:

  • concepirai
  • partorirai
  • chiamerai.

L’evangelista cita così senza svelare la fonte isaiana della nascita del Messia (Cf Is 7,14).

1,34-35 La nuova domanda di Maria

La domanda è opposta a quella del sacerdote Zaccaria (Da che cosa conoscerò questo?): “Come sarà questo?”. Maria permette all’angelo di approfondire e precisare la natura divina del bambino. L’evangelista ci consegna la confessione di fede della comunità post-pasquale descrivendo la condizione umano-divina di Gesù, preannunciata dai profeti: Lo Spirito creatore (Gen 1,2) atteso nel compiersi dei tempi (Is 32,15) non si poserà più sull’arca (Es 40,34), ma riposerà in Maria, così che ella concepirà e partorirà il totalmente Santo, il Figlio di Dio.

Il soffio possente scenderà sulla Madre e sul germoglio che nascerà da lei (Cf Is 11,1-2).

Dio non sarà il partner maschile sostitutivo, ma la presenza creatrice del Figlio nel suo concepimento, perché “nessuna cosa è impossibile a Dio” (cf Gen 18,14). Luca non descrive la cronaca, ma narra l’approfondimento di come il Figlio di Dio nasce nella condizione umana. L’esperienza intima di Maria resterà segreto suo.

1,38 – La consegna di Maria al progetto divino

L’agire di Maria è un lasciarsi agire. La sua fede coinvolge le profondità della sua persona e realizza l’edificarsi mediante il “lasciarsi fare”, un rendersi disponibile all’azione di Dio. Per vivere la propria esistenza, Maria dà spazio al dono di generare, divenendo radicalmente accogliente (cf L. Sartori, La passione di credere, ed Cittadella, pp 32ss).

Guarda sono la schiava del Signore, desidero diventare la Parola che mi hai detto”!. Il commento più bello alla Donna Maria credente lo pronuncerà la cugina Elisabetta. Luca con finezza lo collega all’ultima parola di Maria: “Si compia in me la Parola che hai detto” (1,38). “Felice colei che ha creduto, perché avranno realizzazione tutte le parole che le sono state dette dal Signore” (1,45).

Maria discepola di Gesù

Luca non dice che Maria fu al seguito di Gesù, ma la descrive come discepola esistenziale; il cap 8,20 lo fa intuire, infatti l’evangelista, modificando il testo di Mc scrive: “Tua madre è qui fuori e vuole vederti”.

Maria nel suo interrogarsi riflessivo sarà sempre guidata dalla luce del Figlio (Lc 8,16); essa si misurerà con ciò che costituirà la definitiva rivelazione: il dopo. L’atteggiamento di chi si dispone all’accoglienza sa attendere. Nel Vangelo lucano la nuova creazione, resa possibile solo da Dio, è ancora in “germe, in fasce”. Il Dio della fede è avvolto da segni, che mentre lo indicano, anche lo nascondono. Il Cristo che viene semina la nostalgia di Lui (cf L. Sartori, pp 34ss).

L’agire fedele della schiava del Signore (Lc 1,39-45

“Maria partì in fretta”, non per verificare il segno, ma per aiutare, portando il Figlio datore dello Spirito. Nel cantico del Magnificat essa esalta l’opera che Dio, per le mani di Gesù, pone in germe: il rovesciamento che sarà salvezza per tutti con la sensibilità dei poveri, stimolando il cammino della fede in un perenne trascendimento di ogni fase raggiunta. La fede è atteggiamento critico nei confronti di ogni assolutizzazione indebita del presente e dei traguardi raggiunti da chichessia. La fede è memoria pericolosa, sovversiva, perché denuncia e combatte pacificamente ogni idolatria esplicita o latente (cf L. Sartori).

Il concentrato dell’opera di Dio che si estenderà lungo tutte le generazioni è la sua misericordia, che rovescia troni, superbi, ricchi che rubano con i loro privilegi e potenti che governano facendo i loro interessi (1,49-54).

La donna discepolo e il servizio voluto dal Signore per i suoi (Lc 22,24-27)

Nel contesto della cena pasquale, Luca riprende con forza il tema del servizio voluto dal Signore per i suoi discepoli: convertite tutte le vostre ambizioni in servizio, imparando da come io sono in mezzo a voi.

Al termine il dialogo si fa ancora più intenso; Gesù detta tre imperativi, riportati solo da Luca in terza persona, per dire che Gesù si rivolge ai discepoli di tutti i tempi:

  • adesso è tempo di prendere la bisaccia (ossia di scegliere una vita sobria, povera);
  • vendere anche il mantello (la condizione nobiliare, aristocratica, lo status di vita che conta);
  • comprare la spada (far propria la Parola) perché si compia il dono totale del Servo come è scritto (cf Is 53,12)

La chiamata al discepolato è fare della vita un progetto che rifletta le azioni e le scelte di Gesù, un disegno di cammino a tappe, segnato dall’accoglienza creativa e dalla dedizione. Inizia così l’avventura di assimilazione della propria vita all’umanità di Cristo. Non ci resta che ripetere con Maria: “La tua Parola diventi la nostra vita”.

Riferimenti bibliografici

  1. Valentini, Maria secondo le Scritture; EDB 2007.

C.M.Martini, La donna nel suo popolo, ed Ancora 1984.

  1. Stock, Maria la Madre del Signore nel NT, ed ADP 1997.
  2. Johnson, Vera nostra Sorella, gdt, Queriniana n 313.
  3. Sartori, La passione di credere, Cittadella 2017.

 

TEMPO DI QUARESIMA Preparazione alla S. Pasqua

TEMPO DI QUARESIMA – Preparazione alla S. Pasqua

LECTIO BIBLICHE DOMENICALI (ore 17.00 – 18.30)

Come si accoglie il Vangelo e come lo si annuncia: Prima Lettera ai Tessalonicesi

Domenica 18 febbraio 2018

Domenica 25 febbraio

Domenica 4 marzo

Domenica 11 marzo  

Sabato 24 febbraio alle ore 16.30

  1. p. Ghislain Lafont (Monaco all’Abbaye de La Pierre qui Vire)

IL DISCEPOLO NEL VANGELO DI MARCO

16-17 marzo: Primo fine settimana biblico

Con Don Flavio dalla Vecchia

Il Libro dell’Esodo (cap 1-15)

Venerdì 16 marzo: dalle ore 20.30 alle ore 22.30

Sabato 17 marzo: dalle ore 9.00 alle ore 12.00

Domenica 25 marzo: Domenica delle Palme

26 marzo – 1 Aprile – Settimana Santa

TRIDUO PASQUALE

Giovedì Santo: 19.00 La Cena del Signore

Venerdì Santo: 19.00 Liturgia della Passione

Sabato Santo: Cristo discende agli inferi

ore 21.30 VEGLIA PASQUALE

Domenica 1 aprile: PASQUA DI RISURREZIONE

Ore 10.00 – Eucarestia

Ore 17.30 – Vesperi

 

avviso

In collaborazione con la nostra comunità, la casa editrice Cittadella ha pubblicato il libro sul Vangelo di Marco: “Davvero questi era il Figlio di Dio” di p. Ghislain Lafont.

Per chi è interessato all’acquisto a un costo molto favorevole, informo che ci sono a disposizione le copie a S. Maria in Colle, oppure scrivendo una mail a

santamariaincolle@gmail.com

 

Epifania 2018

(P. Tarcisio Geijer, Vedana 1969)

Carissimi fedeli, dopo i magi, tutti in qualche modo, abbiamo veduto la stella, ma solo una frazione minoritaria si è mossa. Il numero dei figli di Dio lo conosce lui solo, ma se ci prospettiamo l’atteggiamento del mondo di fronte al vangelo abbiamo di che sentirci angosciati. E noi? Con chi siamo? Con i magi o con gli scribi? Con i magi abbiamo in comune la percezione della voce di Dio, con gli scribi l’informazione attorno al Salvatore. Il mistero ci ha toccati più di una volta, e i suoi postulati li conosciamo. Il più incolto di noi sa quale deve essere la direzione per salvarsi. La sapienza cristiana ci ha invaso l’anima. Bisogna riflettere a quella che è stata fino ad oggi la nostra reazione. La verità portata oziosamente, o concepita come un motivo ornamentale o come un’erudizione non salva. E’ questa la sapienza degli scribi di Gerusalemme.

Occorre invece muoversi verso la sapienza cristiana, muoversi famelicamente, come i magi. E c’è un altro pericolo, riflettendo ancora sugli scribi. Essi sapevano a mente tutto ciò che Dio aveva detto agli uomini, la Parola di Dio la portavano scritta perfino sulle loro vesti. Il pericolo, anche da parte nostra, è proprio quello di diventare consuetudinari della parola di Dio. I consuetudinari – della Parola, della Culla, della Croce – se prestano soltanto l’occhio e l’orecchio, finiscono col non aver reazioni. E’ l’anima che bisogna prestare, è il rischio dell’azione che bisogna correre. L’itinerario della salvezza si fa con sacrificio e con rischio. I magi hanno rischiato un disagevole e drammatico viaggio pur di trovare il Figlio di Dio. Lo hanno trovato e lo hanno adorato.

La vita cristiana respira con l’adorazione, il suo atto più proprio è la contemplazione, atto col quale si riempie di Dio, e si conclude con l’offerta. Ora, incenso e mirra, i tre doni simbolici dei magi. L’oro per il Cristo-Re – l’incenso per il Cristo-Dio – la mirra per il Cristo-uomo, destinato alla Passione e la Croce. Ma più che il significato di questi doni ci dovrebbe stupire il fatto stesso del donare. Questi magi hanno sconvolto la concezione dell’ebraismo, che si accaparrava il Messia secondo gli schemi di una mentalità utilitaristica. Gli ebrei esigevano dal Messia supremazia e beni, mentre i magi gli offrono tutto ciò.

La preghiera dei magi è una preghiera che non chiede, una preghiera che adora e offre. I magi non chiedono niente perché sanno che già tutto è stato dato, con la salvezza, a loro e al mondo. Essi sono andati soltanto per esprimere, a mezzo dei loro doni, la loro accettazione silenziosa e stupita. I magi se ne ritornano in patria prendendo un’altra strada. E cosa faremo, noi, dopo quest’ultima adorazione oggi davanti a Gesù Bambino? Nella nuova direzione presa dai magi dietro l’indicazione dell’angelo, si trova per noi un ammonimento. Non ci rimane altro ad fare che imboccare una nuova via, diversa da quella dalla quale siamo venuti. L’indicazione per quella nuova strada ci viene dalla parola di Dio e dal Sacrificio a cui partecipiamo. La parola divina ha da farsi umana, nostra, incarnandosi nelle azioni di tutti i giorni. E il sacrificio di Cristo non può restare solo, senza il nostro, come se fosse una semplice cerimonia festiva. Questo sacrificio natalizio vuol essere collocato nel concreto della nostra vita, in modo da fare un’animazione cristiana alle nostre opere, da incidere profondamente nel nostro comportamento. In definitivo, abbiamo da far nostro l’itinerario della coerenza tra l’adorazione e la vita, tra il dono di Cristo e la nostra risposta.   Così sia.

Veglia Ottava del Natale

Lettore

L’esperienza più significativa che ci ha accompagnato in questi anni post-conciliari è stata certamente l’accesso quotidiano alla Rivelazione biblica nel suo contesto liturgico. La Bibbia è il grande libro che educa all’umanità di Gesù.

La Parola nel suo accadere quotidiano aiuta a vivere nel mondo contemporaneo un buon rapporto con Dio, fatto di giustizia e di sobrietà (cf Lettera a Tito 3,11ss). Valori che sono la premessa e la condizione del vivere sociale costruttivo.

La tradizione orante della Chiesa, con la lettura personale e quotidiana della Rivelazione, ispira una programmazione valida, vivifica e suscita iniziative secondo il Vangelo; insegna soprattutto a ripartire da Dio, dal suo primato rispetto alle iniziative umane;

dal primato di Gesù sulle tradizioni ecclesiastiche;

dal primato della grazie sulla morale meritocratica;

dal primato della persona sulle strutture burocratiche;

dal primato dell’interiorità sul formalismo vuoto,

dal primato dell’essere sul possedere.

Il Figlio di Dio divenendo uomo visse in mezzo a noi scegliendo una mangiatoia, circondato da visitatori marginali e servendo, divenne così stimolo per cammini inediti rispetto alle consuetudini culturali. Ripartendo da Gesù cambiano le domande, la libertà, le valutazioni, le traiettorie della vita si raddrizzano; egli ci aiuta a ritrovare le vere ragioni del vivere.

Invitatorio     n 20/21

Inno               n 52

La nascita del figlio di Dio alla nostra condizione umana è il Segno della benedizione divina

Prima lettura: Libro dei Numeri (cap 6,22-27)

Lettore

Narriamo alla generazione futura: il nostro Dio in eterno. Egli è Colui che ci guida lungo tutto il tempo; colui che custodisce la pace, che fa cessare le discordie perché pone il suo Nome su di noi.

Per tre volte la Benedizione ripete il Nome Santo, ogni volta collegandolo ad un’azione specifica a favore dell’uomo. In tutto sei azioni che culminano nella Pace: Shalom.

Jhwh ti benedica e ti protegga;

Jhwh fa splendere il suo volto su di te e ti sia benevolo;

Jhwh eleverà verso di te il suo volto e ti doni la pace.

La Pace è il risultato di un lungo processo di benevolenza e di cura, di tenerezza divina. Il Libro dei Numeri ci ricorda che la pace è il dono del Signore per eccellenza, la somma di tutti i beni.

L’inno degli angeli ai pastori annuncia come frutto iniziale del Natale del Messia la Gloria e la Pace. Gloria, valore, che raggiunge la terra e crea bellezza dell’esistenza. Dio infatti ama l’umanità e la invita a intrecciare con Lui un’eterna relazione.

2 Lettura: Da Qmram

Ti benedica Dio con ogni bene,

ti protegga da ogni male,

illumini il tuo cuore con intelligenza di vita

e ti sia propizio.

Con eterna conoscenza rivolga a te il volto benevolo, donandoti eterna pace.

Salmo 66       n 490

Salmo 47       n 803/645

La pace discende da Dio e giunge al suo compimento in Gesù

Lettore

La pace viene dal sapersi amati da Dio e dalla volontà di corrispondere al suo amore; allora potremo irradiare pace. Gesù, nella sua Pasqua promette il dono della Pace, non come la può dare l’uomo. Ricordando il Libro dei Numeri si tratta della settima benedizione, pienezza totale che riempie la vita.

Terza Lettura: Vangelo di Giovanni cap 14,25-29

Lettore

Lo Spirito, dono del Risorto, ci farà da guida perché ha un’affinità intima e totale col Padre e il Figlio suo. Egli continuerà ad agire al posto di Gesù, ci introdurrà nel suo cammino di vita, appianando le difficoltà che si frappongono. La meta fatta intravedere è la Pace, il possesso dei valori di Gesù, veicolati dal suo Spirito. Non è un semplice augurio, ma la stessa vita di Gesù risorto, che l’uomo non può darsi da solo, perché è troppo limitato.

L’energia divina del Bene regge di fronte al dolore e alla stessa morte, produce un cambiamento radicale nel discepolo che l’accoglie e diviene consolazione. Il Gesù giovanneo intravede nel suo ritorno al Padre l’esaltazione con cui potrà compiere la promessa. Dalla mangiatoia alla destra del Padre, ora datore e mediazione di ogni bene, dopo aver condiviso il cammino degli ultimi. Gesù nella sua umanità esaltata mostra di dominare la storia, imprimendole la direzione voluta dal Padre.

Quarta Lettura: Lettera agli Efesini cap 2,11-21

Salmo 15       n 152

Salmo 145     n 520

Quinta Lettura: Dalla sua pienezza noi tutti attingiamo (di S. Gregorio Magno)

Non si nutrono della Parola di Dio coloro che non ascoltano devotamente ciò che dicono. Giovanni, come già ripieno di questa dolcezza del Verbo, dice: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto” (Gv 1,16). Ma altro è la pienezza del Verbo e altro è la pienezza del libro. Dalla pienezza del Verbo non possono ricevere se non i giusti, dalla pienezza della Scrittura invece possono ricevere anche i malvagi. Il libro del beato apostolo Giovanni e il libro del beato apostolo Paolo sono pienezze, che derivano da loro. Sia Paolo che Giovanni hanno scritto le loro parole; ma ciò che ognuno di essi ha scritto, glielo ha ispirato il Verbo che parlava in loro. Ora, chi accoglie il Verbo della Scrittura, non con amore ma con scienza, riceve dalla pienezza, non del Verbo, ma del libro.

E poiché riceve una cosa morta, egli non vive di questo che riceve. Ma che dico, Scrittura morta? Non soltanto è morta, ma procura la morte; poiché sta scritto: “La lettera uccide, lo Spirito dà vita” (2Cor 3,6). E questo fa ogni lettera divina; poiché la lettera è un corpo, e la vita di questo corpo è lo Spirito.

Sesta lettura: La pace interiore (di C.M.Martini)

Contempliamo nel brano evangelico di Luca la pace interiore di Maria, Madre di Gesù. In lei si avverano, durante i giorni della natività del Bambino, tanti eventi imprevisti, non solo la nascita del Figlio, ma pure il viaggio faticoso da Nazaret a Betlemme, il non trovare posto nell’albergo, la ricerca di un rifugio di fortuna nella notte, il canto degli angeli, la visita inaspettata dei pastori.

Maria però non si scomponeva, non si agitava, non era sconvolta da fatti più grandi di lei; semplicemente considerava, in silenzio quanto avveniva, lo metteva nella sua memoria e nel suo cuore, riflettendovi con calma e serenità.

E’ questa pace interiore che vorremmo avere negli eventi tumultuosi e confusi della storia, eventi di cui spesso non cogliamo il senso e che ci sconcertano.

Cantico Is 9   n 475

Salmo 97       n 275/277

ANNUNCIO DEL VANGELO

Lc 2,15-21

Verso il Natale…

Orario:

24 dicembre: Veglia di Mattutino ore 21.30

25 dicembre: Eucarestia ore 10.00

“Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo” (Gv 16,28)

Ha lasciato la sua gloria camminando sulla terra in povertà, senza un focolare, senza una patria. “Lascio di nuovo il mondo e vado al Padre” ( Gv 16,28).

Per questo esilio e ritorno noi tutti riceviamo la grazia del Vangelo (cf Gv 1,16).

“È una vera gioia, perché viene da Cristo, il Signore. È la confessione di fede. Da lui può veramente venire la vera gioia. “Oggi è nato a noi il Cristo Signore”. Trattandosi del Signore che è Dio, “oggi è nato” potrebbe suonare in chiave solamente metaforica, potrebbe sembrare “oggi è apparso”, alla pari delle manifestazioni del Primo Testamento. Il testo evangelico non è di questo avviso, ma ci dà il segno che è una nascita da prendere in tutto il suo senso reale, storico: “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2,12). E poco prima il testo aveva specificato il compimento dei giorni del parto della Vergine: “E avvenne che…”. Il segno: un bambino, che è il Salvatore e Signore, adagiato oltre tutto in una mangiatoia! Tale è, cari fratelli, la strada perenne, adatta alle nostre categorie, con cui Dio interviene per operare la salvezza, il suo amore tra gli uomini. Come pure fa san Paolo proclamando la croce “scandalo” per i giudei, cioè per ogni dimensione religiosa, e “follia” per le filosofie umane mentre invece questo non lo è mai per chi è povero e si apre all’amore. La strada perenne diventa la Sapienza somma di Dio: così è del bambino posto nella mangiatoia, segno di salvezza, che sarà poi di colui che regnerà dalla croce. Coincidenza misteriosa tra mangiatoia e croce! Qual è mai infatti il significato profondo del segno di Dio che si fa uomo, accettando le leggi della nascita e del cammino dell’uomo: “Troverete un bambino avvolto in fasce”? Dio si coinvolge nella storia umana attraverso una economia meravigliosa dell’Amore. Siamo provocati a riscoprire che è lui, Dio, a operare e solo lui a darsi con una legge che è lui stesso, fuori da qualsiasi paradigma delle istituzioni umane. […] La vita dell’uomo esigeva questa visita-abitazione permanente di Dio per poter essere salva dal peccato, il che significa poter entrare in comunione con Dio e scorgere nell’uomo il fratello. Se Dio abita nell’uomo, è nell’uomo che bisognerà ormai trovarlo. […] Comprendiamo, cari fratelli, che la nascita di Cristo nella grotta, come la morte sulla croce, ci svelano il mistero della povertà e dell’abbassamento di Dio per noi, mistero di disponibilità di Dio per noi, come Paolo che lo descrive nell’inno di Fil 2,7-9: «Spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo divenendo simile agli uomini: apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Benedetto Calati).

 

 

Maria, donna dell’ascolto

  1. Premessa

La sensibilità odierna riguarda la comunicazione, a cui non sempre corrisponde un’adeguata educazione alla relazione. Comunicare è una necessità e questa dimensione contribuisce alla costruzione della persona. Comunicare non è solo informare.

Comunicare con Dio che ci parla e ci ricrea diventa un’azione globale e performativa. Il linguaggio comunicativo dell’essere umano è ricco e molteplice: verbale, gestuale; è soprattutto il rendersi presente del divino, che trasmette e partecipa all’interlocutore il patrimonio e le prospettive che dischiudono un futuro luminoso, il quale va compiendosi nel presente.

Gesù infatti ci comunica una costruzione umana capace di reggere le sfide della vita, ci offre l’opportunità di costruire la nostra casa umana fondandola sulla roccia (Lc 6,46-49).

Se qualcuno si apre con fiducia e accoglie la sua opera allora l’accoglienza ha bisogno di un contesto adeguato e permanente. Osserviamo questo percorso relazionale ed esperienziale aprendo insieme la testimonianza rivelativa trasmessaci da uomini che ebbero il coraggio di vivere il primato di comunicare con Dio.

  1. L’enunciato evangelico: Maria donna dell’ascolto

Non è possibile cogliere e capire la profondità e le articolazioni esperienziali di questo enunciato sintesi della spiritualità ebraico-cristiana senza ripercorrere, anche se in modo conciso, il cammino luminoso e doloroso dell’Israele della fede e della chiesa.

Si tratta del primato assoluto del cammino religioso, del quale non si ha coscienza sul piano della praticabilità quotidiana, ma che ha nutrito tutti i secoli da Abramo ai nostri giorni.

  1. Le grandi Ore di Israele e Maria, paradigma (esempio vivente) abramitico

Abramo chiamato ed educato da Dio diviene da figlio di Terach (11,27-32) a figlio della Promessa (Gen 12,1-4). Egli accoglie e risponde al Dio che lo chiama e gli promette. Abramo lascia la casa di suo padre per entrare nella casa promessa divina: un cammino che oltrepassa tutti i suoi sogni e attese. Egli vivrà la relazione con accoglienza e venerazione anche nei giorni di buio e di fragilità della risposta.

  1. Ascoltare

Costituisce il primato fondativo del legame –relazione d’Israele, che nasce ai piedi del Sinai come Popolo (Laos), eletto da Dio come suo gioiello (segullà) e strumento delle promesse universali (Es 19,1-6). Le grandi ore della risposta dell’Israele della fede risuonano nella sintesi della sua confessione.

19,9 – Mosè riferì a JHWH le parole del popolo

19,5 – Tutto quello che JHWH ha detto, noi lo faremo (cf 24,3: la traduzione dei Settanta aggiunge: e noi lo ascolteremo).

Giosuè 24,19-25 – al centro 24,24 “Noi serviremo il Signore nostro Dio e ascolteremo la sua voce”: 

Quando Israele e la chiesa non vivranno il cammino di risposta relazionale all’altezza delle promesse divine, la fedeltà di Dio al legame garantirà loro la ripartenza.

Ce lo ricorda la tragica esperienza tribale, precipitata nel caos più totale e raccapricciante del Libro dei Giudici: “In quel tempo in Israele ognuno faceva come gli pareva bene” (21,25).

E’ Dio che rilancia il cammino e ritesse la ripartenza attraverso il figlio di una povera: Samuele. Il sacerdote Eli, strumento della tradizione religiosa ereditata dai padri, (1Sam 3,7) indicherà al piccolo Samuele come deve rispondere al Signore che lo stava chiamando: “Se ti chiamerà dirai: Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (1Sam 3,9). Samuele crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole” (1Sam 3,19).

  1. Tutti i profeti ricordano l’appello urgente ad ascoltare, riconoscere e obbedire alla Parola del Signore.

Cito un testo per tutti: Is 1,2-3: Udite, o cieli! E tu, terra, presta orecchio!
Poiché il SIGNORE parla:
«Ho nutrito dei figli e li ho allevati,
ma essi si sono ribellati a me.
3 Il bue conosce il suo possessore,
e l’asino la greppia del suo padrone,
ma Israele non ha conoscenza,
il mio popolo non ha discernimento».

(cf 2,3ss). Quando Israele non riconosce il suo Dio tutto il corpo si ammala, dalla testa (chi ha responsabilità educativa) ai piedi (la base del popolo). Is 1,4-9: dalla pianta dei piedi alla testa, non c’è nulla di sano (v 8).

  1. Il Salmo 40

Traccerà la sintesi globale della vera religiosità, che consiste nella risposta umana attesa dal Signore.

V 7 – Sacrificio e offerta tu non hai gradito; gli orecchi mi hai scavato, mi hai donato la capacità di ascoltare. Allora ho detto: Ecco, vengo, come è scritto per me sul rotolo del tuo libro, per fare la tua volontà. Mio Dio, desidero che la tua Torà (le tue parole) siano l’ispirazione profonda dei miei desideri e delle mie scelte. Questo legame io vorrei testimoniare e annunciare a tutto il mio popolo.

  1. Da questo vertice orante…

e di sapienza di tutto il Primo testamento, prendiamo contatto con il Secondo Testamento, concentrandoci sul Vangelo di Luca e rileggendo Maria, discepola per eccellenza, come la fede della prima comunità cristiana ce l’ha narrata.

Dal Vangelo di Luca scelgo, cap 8 perché lo ritengo la chiave interpretativa da cui partire, per comprendere “Maria: donna dell’ascolto”.

La disposizione del materiale lucano non è cronologica, ma teologica. Luca si prende la libertà di narrare Maria modificando la trama di Mc 3-4 e di Mt 13 e 12, offrendoci il contenuto reale di quegli episodi. Luca racconta il senso profondo delle scene, non lo svolgimento della cronaca.

Tutto inizia con Lc 8,1-3 Gesù con i dodici e molte altre donne (da notare il femminile, solo lucano). Il significato dell’andare con Gesù è importante per la persona. L’azione di Gesù è di guarigione e di annuncio. Da parte sua, Gesù si concentra sulle relazioni di coloro che lo seguono e sulle modalità di ascolto.

Questa prospettiva è descritta dalla parabola e dall’interpretazione dei quattro terreni che accolgono la Parola seminata da Gesù:

  1. Impermeabilità assoluta, calpestare, divorare, distruggere: non resta nulla. Nessun coinvolgimento (Lc 8,5).
  2. Un entusiasmo superficiale, senza radicamento. Gesù non arriva veramente là dove tu ci sei e ti lasci coinvolgere totalmente (Lc 8,5). Il radicamento di un’esperienza richiede tempo.
  3. Un’accoglienza senza scelte del primato: tutto e il suo contrario è messo sullo stesso piano. Il dono non modifica la persona, non la costruisce secondo una identità del discepolo. Il seme germoglia, cresce insieme, ma alla fine prevale altro e soffoca tutto (8,7). Tutti questi cammini conoscono impedimenti fatali per la sequela del discepolo.
  4. Il terreno ideale: la Parola compie il suo cammino, fruttifica e mostra il suo valore (glorificata). Il terreno buono consente una larga accoglienza della Parola.

Il Concilio Vaticano II ricorda:

– La Parola cresce con la meditazione Cf – DV n 8;

– compie la sua corsa ed è glorificata DV n 26;

– è sostegno, forza, saldezza di legame, cibo, sorgente perenne di vita suscitata dallo Spirito. DV n 21

Lc 8,16 – L’evangelista non vuole essere pessimista circa l’accoglienza della Parola per cui si augura che nessuno accenda la luce per coprirla o spegnerla, o buttarla nel luogo più dannoso. Chi accende una luce (chi accoglie la Parola di Gesù), cerca di collocarla in posizione di primato, affinchè (nota solo lucana) quelli che entrano vedano la luce.

8,18 – Fate dunque attenzione come accogliete e ascoltate la Parola. Ascoltare è molto di più di sentire; ascoltare implica accogliere l’evento unico e decisivo della vita. A questo punto, Luca pone a sorpresa la figura di Maria e di coloro che desiderano essere i fratelli della famiglia di Gesù.

 

8,19-21 – Luca opera dei cambiamenti rispetto a Marco e Matteo. Egli dice:            la Madre e i suoi fratelli vengono verso Gesù (è la dimensione affettiva). Essi vengono per vedere Gesù, la luce che Dio ha acceso per gli uomini, luce che è vita per l’uomo (Gv 1,4). Infatti “nessuno ha mai visto Dio… Gesù ce lo ha visualizzato (Gv 1,18).

8,20: Continua Luca: “Tua madre è fuori e desidera vederti”. Come risponde Gesù?

8,21: Luca omette il gesto di Gesù riportato da Mc 3,49: Stendendo la mano sui discepoli che sono dentro”; e Mt 3,34: Guardando intorno quelli che sedevano attorno al cerchio…

risponde: Mia Madre e miei fratelli sono quelli che ascoltano la Parola di Dio e la fanno”. Maria e i fratelli non restano fuori, ma possono far parte della famiglia di Gesù

Il prezioso elogio di una donna lo conferma (Lc 11,27-28).

Una donna anonima grida: Felice la madre che ha un figlio come te. Da notare la profondità materna: un utero che ti ha formato, un seno che ti ha nutrito. Solo la donna può capire la bellezza, la felicità e il prezzo di tale ruolo! Chi può conoscere i sentimenti di una gravidanza e di uno svezzamento!

Ma Gesù opera a sorpresa una trasposizione emotivamente esaltante, impegnativa, che dona a tutti l’identità più alta: “Felici coloro che ascoltano la Parola di Dio e la fanno amandola”.

Nell’orizzonte del vero discepolo, in Luca campeggia la figura di Maria: tre brani (Lc 1,26-38(; 2,19; 2,51) danno spessore alle affermazioni lucane circa “coloro i quali, con cuore nobile e buono, avendo ascoltato la Parola la trattengono affettuosamente e portano frutto con perseveranza (Lc 8,15).

Lc 1,26-38: L’annuncio a Maria termina con queste parole: “Guarda, sono la collaboratrice umile e amata del Signore: accada nella mia vita la Parola donatami. Io possa diventare la Parola che mi hai donato”.

Il suo programma di vita si radica nel contesto tipicamente biblico, nella linea dell’enunciato del primato obbedienziale della Parola. Per due volte Luca ricorda l’atteggiamento di Maria come colei che tiene insieme tutta la Parola (2,19.51) collocandola nel punto più decisivo della sua persona, nel cuore, l’intimità elaborativa e capace di custodire. E da questo esercizio perseverante, continua a confrontarla per comprenderla, per non lasciar cadere nulla della sua ricchezza che ricrea il discepolo.

Maria non vanifica la relazione fondamentale: essa è casa fondata sulla roccia (Lc 6,46-49), genera il Messia figlio di Dio. Un compito che non termina con Maria, ma continua nella famiglia dei discepoli di Gesù, per essergli Madre (Lc 1,26-38), ascoltando e generando uomini che portano i tratti di fratelli di Gesù e continuano la sua missione lungo la storia.

Maria è paradigma del discepolo: esempio vivente per eccellenza.

Conclusione 

Quello che si dice di Maria, non è storia del passato, e nemmeno elogio, ma il cammino progetto di ogni discepolo. Senza questo baricentro, ogni esperienza religiosa rimane riduttiva, frammentata, indebolendo la testimonianza disegnata dal Vangelo. Vivere l’equilibrio mariano è una sintesi difficile, chi tralascia il confronto con la Scrittura non garantisce l’unificazione armoniosa della vita secondo lo Spirito.

Suggerimenti bibliografici

  1. Calati, Esperienza di Dio e libertà spirituale, ed. Servitium.
  2. Mosetto, Lettura del Vangelo secondo Luca, ed Las Rom 2003.
  3. Grasso, Luca, ed Borla 1999.

AA.VV., Comunicazione e pragmatica nell’esegesi biblica, ed S. Paolo 2016.

ALLA SCUOLA DEL MAESTRO LA PAROLA E LA CORRESPONSABILITA’

Firmino Bianchin

(in preparazione all’Avvento)

La conclusione della storia: fine o compimento?

Non è corretto presentare l’Avvento come preparazione al Natale. Un gruppo di discepoli non si prepara a vivere qualcosa, ma impara qui e adesso a vivere qualcosa pur muovendosi nella direzione dell’attesa. La comunità cristiana si riunisce nel giorno del Signore; infatti Egli sta venendo, e ha promesso che continuamente verrà anche nel futuro come fedelmente è venuto nel passato. Attorno al Signore i discepoli rinnovano il rapporto con Lui. Un rapporto vivo, reale, che garantisce in loro l’affinità e la crescita dei valori vissuti ed apprezzati da Gesù, la condivisione del suo orizzonte di vita e degli obiettivi sulla storia.

Noi viviamo un frammento del tempo, ma siamo invitati ad entrare nell’ottica piena di Dio e di Cristo mediante la pedagogia dello Spirito. Questa prospettiva richiede disciplina e perseveranza che ha i suoi prezzi. Bisogna dunque lottare contro un certo andazzo superficiale, quasi indolente. Una volta presa la decisione di entrare in questo cammino, ci si stupirà perché esso porta con sé una grande promessa (cf Gv3,5-8). Il punto di partenza è il tempo dell’orologio, il tempo che scorre in avanti. Ci domandiamo: dove approda? Tale movimento tesse e realizza un progetto? O il tempo, nei frammenti che si succedono, dilapida la vita dei protagonisti ed esaurisce le risorse del cosmo? Ci sarà uno sbocco finale positivo per ciascuno di noi?

Nella nostra cultura e nel pensiero contemporaneo molte e svariate sono le proposte per quanto riguarda la finalità del tempo. La Bibbia ha una sua concezione, che merita considerazione e approfondimento. Essa parla del tempo in rapporto alla venuta di Cristo (1Cor 7,9). Si tratta di un progetto che comprende il raddrizzamento della storia dalle sue derive e la progettazione creativa finchè essa raggiunga il vertice ideale sognato da Dio. Dio infatti ha giurato che lo scorrere degli anni approderà al traguardo da Lui voluto: “e sarà realizzato il disegno di Dio come Egli lo notificò ai suoi profeti” (Ap 10,6-7).

La realtà uscita dalla creazione è buona; in mano all’uomo spesso si deteriora. Dio allora riprende l’iniziativa e fa sentire la sua presenza nello svolgersi della storia, affinchè essa raggiunga la sua completezza. Il tempo si presenta come un contenitore del bene e del male riempito attraverso mediazioni. In modo esplicito e con linguaggio apocalittico, la Bibbia descrive il mondo come teatro del sistema demoniaco che inganna l’uomo, s’infiltra nelle strutture sociali, nei centri di potere politico-economico per dare la sua impronta. Si tratta di una forza pervasiva che opera mediante uomini, contamina anche le strutture minori come le persone singole, le famiglie, le aggregazioni con lo scopo di creare una convivenza che poi si ramifica in privilegi elitari fondati sullo sfruttamento, la corruzione, la propaganda, la negazione dei diritti della persona. Il sistema costruito dall’intreccio di relazioni si aggiorna continuamente, ma poi crolla per effetto di un’implosione dal di dentro (cf Ap 18).

Il secondo sistema, presente nella storia porta il sigillo, l’impronta di Dio. L’uomo in cammino incontra sollecitazioni di ogni genere: fragilità, buio, interrogativi. Dio dona la possibilità all’uomo di accogliere la Parola promessa, che parla di futuro, che insegna che cosa fare per entrare nel suo ‘orizzonte’ e realizzare un modo diverso di vivere le relazioni e camminare verso la terra che Egli promette. Caratteristica di questa storia è la chiamata, il dono, la cura di Dio, che arriva fino al perdono, all’amnistia, alla quale tutti possono accedere. L’uomo che si apre è invitato a diventare Regno: collaboratore nell’espansione del progetto di Dio.

Siamo così messi di fronte al disegno creativo di Dio, che è crescita nella linea del Cristo Risorto e che comprende, nel suo insieme, il tempo e l’eternità, la storia e la meta finale. Paolo Dice: “Dio ci chiama a diventare conformi all’immagine del Figlio suo, riempiti di tutti i suoi valori umani e divini” (cf Rom 8,28-30). Rispondere alla Parola chiede una continua lettura interpretativa della storia, per acquisire il dono della sapienza di Dio. La Bibbia descrive il coinvolgimento di questa crescita in molti modi:

Ap 19,8 – “fu dato alla chiesa di rivestirsi di un lino puro e risplendente. Il lino infatti sono le azioni giuste dei santi”. La lievitazione della storia sulla linea dei valori di Cristo non coincide con la comparsa di un assente (la sua venuta finale che attendiamo), ma con la crescita di uno che continuamente viene. La chiesa confeziona il suo abito da sposa per diventare umanità affine ai valori di Cristo. Si profila il volto sapienziale di Cristo, riscontrabile nel discepolo, non come un personaggio del passato, il cui ricordo si può sbiadire, ma come persona del presente e del futuro. Cristo allora diviene presenza determinante della storia: Colui che era, che è e che sta venendo, per attuare il disegno di Colui che siede sul trono e organizza lo sviluppo della storia Ap 4,2 (Cf U. Vanni).

Colui che viene: come viene?

Concentriamoci ora sull’ultimo discorso di Matteo cap 23-25 e verifichiamo, approfondendo, questa prospettiva (cf S. Grasso,Vangelo di Matteo, Città Nuova)

Dal punto di vista letterario il discorso comprende i capitoli da 23 a 25. All’inzio (23,1) Gesù parla alle folle, poi dal cap 24 si concentra sui discepoli e termina il discorso in modo consueto “Quando ebbe finito questi discorsi (26,1). Seguiamo schematicamente la narrazione, per concentrarci sul cap 25.

In Mt 23, Gesù comincia con una denuncia polemica, che evidenzia il pericolo di ascoltare e dire la Parola senza l’impegno di farla “dicono e non fanno” (23,4). Negli scribi e farisei, ognuno di noi è chiamato a rispecchiarsi e interrogarsi, per non essere simili ai maestri che Gesù disapprova. La Parola senza la relazione profonda e personale con Dio, attraverso Gesù, può ridursi a freddo insegnamento, che appesantisce e non appassiona. La via di Dio si propone con la testimonianza, senza dissimulazioni, con apertura di fede intrisa di benevolenza (23,23).

Il cap 24 ci offre, in mezzo a tante tensioni e fatiche, la consolazione che la testimonianza di Gesù nella chiesa non avrà fine, lungo la storia (24,14). Sarete miei testimoni, recita At 1,8. Questo impegno-promessa ci sprona a non avere paura degli uomini nè timore delle sofferenze, senza scoraggiamenti e stanchezze. Quotidianamente nella Scrittura cerchiamo le sue vie, accogliamo Dio che ci parla, acconsentendo in modo puro e semplice, cerchiamo di calarci in quelle parole totalmente; esse ci rivelano la persona più cara. Non potremo vivere bene senza questo rapporto; ogni giorno infatti, si presentano enigmi e ambigue adesioni a cose superficiali. La lotta per la fedeltà a Dio, il desiderio di trovare la strada verso cose essenziali, dopo averla perduta lungo i sentieri delle nostre tradizioni superficiali, si fa preghiera ardente.

Essere fedeli discepoli, che non deludono il loro Signore, è un impegno che si rinnova ogni giorno: in fondo, siamo sempre dei principianti. Il Padre conosce la durata di questo impegno nel tempo; le predizioni di scadenza non ci appartengono (Mt 24,34-42); a noi l’imperativo di vegliare, di dare attenzione, di discernere, di non lasciare che il tempo sbiadisca o cancelli la Parola di Gesù. La generazione contemporanea di Noè è accusata di superficialità: “non si accorsero di nulla”. Il quotidiano può necrotizzare la percezione profonda della rivelazione evangelica; essa non interessa più, nemmeno a coloro che si dicono ‘cattolici’. Colui che sta venendo non si sente aspettato! Ricentrare la nostra attenzione, le nostre priorità, in mezzo a tante voci e tanta indifferenza deve diventare un obiettivo.

Saggi e preparati sono coloro che fanno la volontà del Padre 

Il cap 25 è un vero e proprio capolavoro propositivo delle priorità del discepolo; Matteo l’ha preparato con cura, scandendolo in tre grandi scene.

  1. Mt 25,1-12 Le fiaccole con l’olio simboleggiano l’ascolto e la messa in pratica delle parole di Gesù.

La parabola è molto strana e più ardua di quello che appare. Una festa di matrimonio in cui manca lo sposo; la sposa non compare mai e neppure i familiari. Lo sposo però resta la figura centrale, anche se assente: tutto ruota intorno al suo ritorno.

In questo contesto prendono risalto dieci eroine; nella festa l’occhio è puntato su figure secondarie e su un assente che deve arrivare. La finalità del racconto sembra facile: dieci ragazze devono andare incontro allo sposo: prima atteso, poi in ritardo, infine giunge nel modo e nel tempo inaspettato. Questo stile narrativo offre l’opportunità di mettere in risalto tre momenti:

  1. a) – vv 2-5 Dieci ragazze, di cui solo cinque vengono definite sagge. La saggezza, secondo Matteo, ci ricollega al discorso della Montagna, che nella parte conclusiva parla dell’agire saggio di chi costruisce la casa: colui che ascolta e fa le parole di Gesù (Mt 7,24-27). Ecco il modo adeguato del discepolo per realizzare una vita buona (Mt 7,21-23).
  2. b) – vv 6-10 Nella parte centrale si narra l’arrivo dello sposo. Non viene identificato colui che dà la sveglia perché l’interesse è concentrato sullo scopo: Uscite incontro! Le sagge sono pronte, non perché restano sveglie durante la notte (allusione alla morte e al transito pasquale), ma perché possono accendere le loro fiaccole (la vita) con l’olio che simboleggia l’impegno dell’ascolto e del ‘fare’ la Parola di Gesù, per realizzare il progetto (la volontà) del Padre (cf Mt 7,21ss).

Le fiaccole senza olio, invece, rimandano alla casa costruita sulla sabbia, all’ascolto superficiale senza l’impegno di una relazione fattiva, laboriosa e solidale. La comunità si dimostra vigile vivendo secondo le direttive date da Gesù nel discorso del Monte e risplendendo come fiaccole nel mondo. Mt 5,14-16: “ Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.

 

Fanno parte della sapienza l’altruismo, la dedizione, l’amore del prossimo (profetare, scacciare i demoni, fare miracoli), non semplicemente secondo le nostre sensibilità, ma realizzando il desiderio e la profondità dell’operare voluto da Dio Padre (Mt 7,21-23).
Questa prospettiva interessa anche le moderne teorie etiche di solidarietà sociale ed equa, ma il Vangelo va oltre, perché presenta una sapienza fattiva e reale che si spinge verso un oltre, verso un punto focale, un obiettivo relazionale che concepisce la vita come un incontro nuziale col Cristo morto e risorto. Incontro che significa una relazione partecipativa con lui a tutto campo, che lievita la nostra esistenza sulla sua condizione in termini paritetici: “Cristo tutto in tutti” (Col 3,11).

  1. c) – vv 11-12 La narrazione prosegue mettendo in luce che la festa per alcune diventa una tragedia di esclusione. Il gruppo omogeneo si spacca; quello che sembrava secondario – l’olio in piccoli vasi – diventa decisivo. L’olio sono le Parole di Gesù ‘fatte’. Il piccolo vaso rimanda alle nostre modeste realizzazioni, che non contengono tutto il Vangelo.

L’invocazione delle ragazze lasciate al di fuori (25,11) rimanda al cap 7,21. Il loro fallimento ci ricorda la facilità di lasciarsi intiepidire nell’amore (Mt 24,4-28) e i due lavoratori (24,40), uno dei quali viene preso, l’altro lasciato.

Operare senza compiere la volontà del Padre, rimanda all’importanza di coltivare il rapporto con Gesù. Quando infatti il rapporto si sbiadisce e perde di importanza, si perde anche l’affinità con i valori proposti e vissuti da Gesù. Se si altera l’orizzonte interpretativo della vita, prende allora il sopravvento l’andazzo culturale con le sue proposte e affinità.

  1. 25,13-30 – Il padrone è partito per un lungo viaggio.

Dopo l’impegno di ascolto e di “fare la Parola”, Matteo ricorda il compito di collaborare e di rappresentare un assente. Prima di abbandonare la casa, il Padrone non consegna solo dei compiti, ma dona della potenzialità (pari a 34 kg d’oro per talento). E’ il dono di partenza per nulla povero. Ognuno entra nella vita con un grande potenziale.

Un particolare importante: Gesù lascia all’iniziativa personale la decisione di che cosa fare dei doni e dice che a ciascuno è dato in proporzione di quello che è in grado di gestire. Dio dona con saggezza mirata, non in modo confuso ed anonimo. A tutti è data una grande dignità, una significativa responsabilità di essere un po’ artefici di se stessi, veri protagonisti e non gregari nella casa del Signore e nella storia.

Il modo con cui i servi saggi restituiscono i doni mette in evidenza la gioia e la soddisfazione dei singoli protagonisti. Essi dicono: “Guarda, vedi, ho moltiplicato quello che mi hai dato!” Il padrone reagisce in maniera compiacente; promette che supererà il dono di partenza e il risultato del servo: “Sei stato fedele nel poco, avrai il molto. Condividi la vita, la gioia del tuo Signore”. Non c’è nessuna prospettiva commerciale. Il padrone dona, non retribuisce con fiscalità. E’ il volto di Dio manifestato da Gesù, il Dio che sa fare grazia.

 

Il dialogo del servo irretito mette in luce proprio la mancanza di relazione con il padrone benefattore. Il servo non ha alcun amore verso di lui, deforma il suo volto che fa grazia snaturandolo in un volto di duro e ingiusto calcolatore. La parabola è chiara: quale relazione ci spinge nell’operare nella casa di Dio? Quale volto manifestiamo di Dio? Il movente della vita è la logica retributiva, è il merito, lo schema del premio o della punizione? Proprio nel Vangelo di Mt 26, nel sangue versato di Gesù, questa logica scompare e subentra un altro Volto di Dio. Non il pagamento del debito riscatta la vita dell’uomo, ma l’amore è la sola forza capace di entrare nel nostro negativo e di sconfiggerlo (cf M. Grilli, Lo Scriba dell’Antico e del Nuovo Testamento, EDB pp 107-108).

  1. 25,31-46 La terza scena

Più che una scena di giudizio, siamo di fronte allo sviluppo sapienziale del vasetto d’olio. Ascoltare la Parola e farla in favore di chi? In favore di una presenza che ci sembra assente: Gesù presente nell’uomo fallito. “Anche là eri di fronte a me!”. Occorre agire secondo la Parola di Gesù collaborando con la sua missione, che Lc 4,16 rappresenta in modo sintetico e programmatico, riprendendo Is 61. Gesù non è venuto per i sani o aiutare i giusti ma per salvare i falliti (Mt 8,12-13). Questo progetto ritorna nel discorso finale.

Ora il quadro è completo: ascoltare e fare la Parola di Gesù (l’olio) ci mette nella prospettiva del progetto del Padre. Questo compito non è disgiunto da una relazione preferenziale, che stimola il nostro protagonismo: piacere a Lui ed essergli graditi, impegnando tutte le nostre potenzialità per estendere il Regno e la vita del Padre a tutti i suoi figli, con l’attenzione preferenziale verso i meno fortunati. Nelle parole severe del Signore si intravvede una grande speranza e magnanimità. Egli dice: Venite anche voi, amati figli, perché nonostante la vostra disumanità, almeno una volta mi avete offerto un bicchier d’acqua, quando io ero nel bisogno. Venite, dunque!

La vera offerta

Concludiamo con un ultimo testo, tratto dalla Lettera agli Ebrei cap 10,5-10, in cui l’autore presenta la motivazione profonda che ha guidato la vita di Gesù. Entrando nel mondo fa suo il Salmo 40: Sacrificio ed offerte cultuali tu o Dio non gradisci. Un corpo invece mi hai preparato. Allora ho detto: “Ecco, io vengo per fare la tua volontà, come è scritto per me nel Libro della tua Torah.

Questo desidero, la tua Torah nel profondo del mio cuore (cf Sal 40,7-10).

Gesù ha vissuto la sua vita e la sua missione ascoltando e facendo la Parola del Padre. Ora ci consegna questa eredità come via luminosa, che ci suggerirà le scelte sapienziali perennemente valide.

 

 

 

 

 

 

 

PROGRAMMA 2017-2018

TEMPO DI AVVENTO

“CERCASI PUNTI DI RIFERIMENTO PER LA VITA DEL DISCEPOLO DI GESU’”

(dalle 16.30 alle 18.00)

TEMPO DI AVVENTO

Domenica 3 dicembre: “mutazione antropologica”

(punti salienti oggi: l’eccesso dell’ego; dai luoghi alle pratiche; riscoperta della mistagogia (essere condotti nel progetto antropologico divino).

Rivediamo alcuni paradigmi sociali per entrare in quelli del discepolo di Gesù.

Domenica 10 dicembre: Non indebolire l’attesa – Lc 12,35-48

Una duplice felicità da scoprire: chi sa rimanere sveglio – Lc 12,37

Chi ha cura di attendere se il tempo dell’assenza si prolunga – Lc 12,38

Domenica 17 dicembre: Come esprimere la propria autocoscienza di discepoli di  fronte ai modelli dominanti.

Non si erigono chiese, ma luoghi in cui approfondire  la ricca tradizione ebraico-cristiana ed essere testimoni.

TEMPO NATALIZIO

Domenica 24 dicembre: ore 9.30 Eucarestia

18.00   Vesperi

21.30   VEGLIA DI MATTUTINO

Lunedì: NATALE

8.00     LODI

ORE 10.00 EUCARESTIA

ORE 17.30 VESPERI

Martedì 26 dicembre – giorno di chiusura

Domenica 31 dicembre: ore 9.30 Eucarestia

18.00   Vesperi

21.30   VEGLIA DI MATTUTINO  (Ottava di Natale)

Lunedì 1 gennaio 2018 –        ore 9.30 Eucarestia (poi chiusura fino al 4 gennaio)

Venerdì 5 gennaio                   ore 18.30 Primi Vesperi di Epifania e Mattutino

Sabato 6 gennaio                    EPIFANIA –– ore 9.30 Eucarestia

 

 

TEMPO DI QUARESIMA – Preparazione alla S. Pasqua

Mercoledì 14 febbraio: ore 19.00 – Apertura: Le Ceneri

 

LECTIO BIBLICHE DOMENICALI

(ore 17.00 – 18.30)

Come si accoglie il Vangelo e come lo si annuncia

Prima Lettera ai Tessalonicesi

Domenica 18 febbraio 2018

Domenica 25 febbraio

Domenica 4 marzo

DOMENICA 11 marzo

 

16-17 marzo Primo fine settimana biblico

Con Don Flavio dalla Vecchia

Il Libro dell’Esodo (cap 1-15)

Venerdì 16 marzo: dalle ore 20.30 alle ore 22.30

Sabato 17 marzo: dalle ore 9.00 alle ore 12.00

 

Domenica 25 marzo: Domenica delle Palme

26 marzo – 1 Aprile – Settimana Santa

 

TRIDUO PASQUALE

Giovedì Santo: 19.00 La Cena del Signore

Venerdì Santo: 19.00 Liturgia della Passione

Sabato Santo: Cristo discende agli inferi

ore 21.30 VEGLIA PASQUALE

Domenica 1 aprile: PASQUA DI RISURREZIONE

Ore 10.00 – Eucarestia

Ore 17.30 – Vesperi

 

Secondo fine settimana biblico: 18-19 maggio

con Don Flavio dalla Vecchia

Il Libro dell’Esodo (cap 1-15) –

Venerdì 18 maggio: dalle ore 20.30 alle ore 22.30

Sabato 19 maggio: dalle ore 9.00 alle ore 12.00

 

Alla sera, ore 21.00: VEGLIA DI PENTECOSTE

Domenica 20 maggio: PENTECOSTE (Eucarestia ore 9.30)

 

AGOSTO

Giorni biblici 6-7-8 agosto

(Lezioni: dalle ore 20.30 alle ore 22.30)

Don Gianantonio Borgonovo

 

Fine della profezia? Prigionieri della speranza

Isaia 55-66; Zaccaria 9-14, Malachia

 

Giorni biblici: 20-21-22 agosto

 (Lezioni: dalle ore 20.30 alle ore 22.30)

Don Gianantonio Borgonovo

 

Fine della profezia? Prigionieri della speranza

Isaia 55-66; Zaccaria 9-14, Malachia

Altre iniziative verranno segnalate a tempo opportuno.