BREVI NOTE SU EDITH STEIN
1891: nasce a Breslavia (allora città tedesca, oggi città polacca di Wrocław), ultima di 10 figli in una famiglia di tradizione ebraica. Quando il 12 ottobre 1891 Edith Stein nacque a Breslavia, quale ultima di 11 figli, la famiglia festeggiava lo Yom Kippur, la maggior festività ebraica, il giorno dell’espiazione. “Più di ogni altra cosa ciò ha contribuito a rendere particolarmente cara alla madre la sua figlia più giovane”.
Inizia i suoi studi universitari a Breslavia, dove si concentra sullo studio del tedesco, della psicologia e della storia, successivamente si trasferisce a Gottinga per assistere alle lezioni di Husserl, e a Friburgo; divenne sua discepola e assistente ed anche conseguì con lui la sua laurea. A quel tempo Edmund Husserl affascinava il pubblico con un nuovo concetto della verità: il mondo percepito esisteva non solamente in maniera kantiana della percezione soggettiva. I suoi discepoli comprendevano la sua filosofia quale svolta verso il concreto-realismo. La fenomenologia condusse, senza che lui ne avesse l’intenzione, non pochi dei suoi studenti e studentesse alla fede cristiana. A Gottinga Edith Stein incontrò anche il filosofo Max Scheler.
1916: consegue il dottorato in filosofia con una tesi “Sul problema dell’empatia”; Edith ha un ruolo molto attivo nella vita sociale del suo tempo, impegnandosi in particolare per la difesa della parità delle donne, per il loro diritto di voto, e per la loro partecipazione alla vita sociale e politica. Nel periodo felice di Gottinga elabora la sua tesi sul concetto di empatia come forma originaria di conoscenza, ma prima ancora di scriverne, l’empatia si traduce per lei in una pratica di vita: durante la Prima guerra mondiale si occuperà dei feriti come infermiera volontaria, poi dei malati di tifo, mostrando una straordinaria capacità di sentire il dolore degli altri e avvicinarsi alla loro sofferenza, senza però farsene travolgere. Scriverà infatti: «dobbiamo imparare a vedere gli altri portare la croce e non potergliela togliere. È più difficile che portare la propria, ma non possiamo evitarlo”.
1921: si converte al cattolicesimo; si convertirà al cattolicesimo dopo aver letto l’autobiografia di Teresa d’Avila: comincia allora una vita nuova fatta di preghiera, di studio solitario, senza però mai abbandonare la filosofia.
1922: riceve il battesimo a Bad Bergzabern; nello stesso anno inizia la sua docenza presso una scuola domenicana per ragazze a Speyer, che manterrà fino al 1932, periodo nel quale si dedica anche alla traduzione in tedesco del De Veritate di Tommaso d’Aquino.
“Durante il periodo immediatamente prima e anche per molto tempo dopo la mia conversione … credevo che condurre una vita religiosa significasse rinunciare a tutte le cose terrene e vivere solo nel pensiero di Dio. Gradualmente però mi sono resa conto che questo mondo richiede ben altro da noi … io credo persino: più uno si sente attirato da Dio e più deve “uscire da se stesso”, nel senso di rivolgersi al mondo per portare ivi una divina ragione di vivere“. Jean-François Thomas, in uno studio dal titolo Simone Weil ed Edith Stein. Infelicità e sofferenza (Borla, 2002), sintetizza così il suo percorso: «Edith Stein, entrando in convento, non è fuggita dal mondo. Dietro le grate essa si trova in comunione più intima con il mondo, e il suo amore non fa che accrescersi. Non appassisce. Fino alla fine, essa lotta contro le violenze della vita, e nello stesso tempo si prepara a donare la propria esistenza e ad accogliere la morte. Venuto il momento, sarà serena e troverà la forza di distribuire attorno a sé ciò che le resta dell’amore […] senza uno sguardo di odio per il presente, senza nostalgia per il passato».
1932: diviene lettrice presso l’Istituto Superiore di Pedagogia Scientifica a Münster
1933: è costretta alle dimissioni dalle leggi razziali, e scrive una lettera a Pio XI, per chiedergli di intervenire contro le persecuzioni agli ebrei. Nel 1933 1a notte scende sulla Germania. “Avevo già sentito prima delle severe misure contro gli ebrei. Ma ora cominciai improvvisamente a capire che Dio aveva posto ancora una volta pesantemente la Sua mano sul Suo popolo e che il destino di questo popolo era anche il mio destino”. L’articolo di legge sulla stirpe ariana dei nazisti rese impossibile la continuazione dell’attività d’insegnante. “Se qui non posso continuare, in Germania non ci sono più possibilità per me”. “Ero divenuta una straniera nel mondo”. Nel 1938 scrive: “Sotto la Croce capii il destino del popolo di Dio che allora (1933) cominciava ad annunciarsi. Pensavo che capissero che si trattava della Croce di Cristo, che dovevano accettarla a nome di tutti gli altri. Certo, oggi comprendo di più su queste cose, che cosa significa essere sposa del Signore sotto il segno della Croce. Certo, non sarà mai possibile di comprendere tutto questo, poiché è un segreto”.
1934: entra nel Carmelo di Colonia con il nome di Teresa Benedetta della Croce, dove inizia la stesura della sua opera di carattere metafisico, Essere finito e Essere eterno. Successivamente viene trasferita a Echt in Olanda, dove inizia la stesura della Scientia Crucis, opera in onore di San Giovanni della Croce di cui ricorreva l’anniversario.
Nella notte di capodanno del 1938 attraversa il confine dei Paesi Bassi e viene portata nel monastero delle Carmelitane di Echt, in Olanda. Qui stila il 9 giugno 1939 il suo testamento: “Già ora accetto con gioia, in completa sottomissione e secondo la Sua santissima volontà, la morte che Iddio mi ha destinato. Io prego il Signore che accetti la mia vita e la mia morte … in modo che il Signore venga riconosciuto dai Suoi e che il Suo regno venga in tutta la sua magnificenza per la salvezza della Germania e la pace del mondo…”. Nel 1941 scrisse ad una religiosa con cui aveva rapporti d’amicizia: “Una scientia crucis (la scienza della croce) può essere appresa solo se si sente tutto il peso della croce. Dì ciò ero convinta già dal primo attimo e di tutto cuore ho pronunciato: Ave, Crux, Spes unica (ti saluto, Croce, nostra unica speranza)”. Il suo saggio su San Giovanni della Croce porta la didascalia: “La scienza della Croce”.
20 luglio 1942: la conferenza dei vescovi olandesi diffonde una lettera di denuncia contro il nazismo;
Il 26 luglio dello stesso anno Hitler ordina l’arresto degli ebrei convertiti. “Per anni i capi del nazionalsocialismo hanno predicato l’odio contro gli ebrei. La responsabilità… ricade anche su coloro che tacciono di fronte a tali eventi. Tutto ciò… viene da un governo che si definisce “cristiano”.
Edith e la sorella Rosa vengono catturate ed internate presso il campo di transito di Westerbork prima di essere trasferite al campo di concentramento di Auschwitz. Le ultime parole di Edith Stein che ad Echt s’odono, sono rivolte a Rosa: “Vieni, andiamo per il nostro popolo”. “Che gli esseri umani potessero arrivare ad essere così, non l’ho mai saputo e che le mie sorelle e i miei fratelli dovessero soffrire così, anche questo non l’ho veramente saputo … in ogni ora prego per loro. Che oda Dio la mia preghiera? Con certezza però ode i loro lamenti”. Nel campo di Westerbork Etty Hillesum incontrerà Edith Stein e la sorella Rosa poco prima del loro trasferimento definitivo ad Auschwitz. Nel suo diario Etty annota quell’incontro senza menzionare il nome delle due donne, solo un segno («le stelle sulle tonache») e un tratto leggero del loro passaggio: «tornavano con la mente ai ricordi dell’infanzia». Questa è l’ultima immagine che abbiamo di loro.
9-10 agosto 1942: muore nelle camere a gas di Auschwitz. L’11 ottobre 1998, è canonizzata e dichiarata compatrona d’Europa da Giovanni Paolo II. Nel 1999 è stata dichiarata, con santa Brigida di Svezia e santa Caterina da Siena, compatrona d’Europa.
«Il mondo è in fiamme: la lotta tra Cristo e anticristo si è accanita apertamente, perciò se ti decidi per Cristo può esserti chiesto anche il sacrificio della vita». E. Stein scrive queste parole (“Il mondo è in fiamme”) nei suoi scritti spirituali e lettere redatti all’inizio della Seconda guerra mondiale dal monastero delle Carmelitane di Echt, in Olanda, dove si era rifugiata per sfuggire alle persecuzioni naziste. Il momento storico dunque è chiaro: c’è l’esplosione della Seconda guerra mondiale e l’avanzata del regime nazista, che Edith percepiva chiaramente come un radicale scontro spirituale. Non legge gli eventi solo in termini ‘geopolitici’, ma affonda la lettura e vi scorge una posta in gioco altissima che porta con sé l’invito a rimanere saldi nella fede e nella contemplazione della Croce di fronte alla distruzione e all’odio del mondo. Il mondo è in fiamme: l’incendio potrebbe appiccarsi anche alla nostra casa, ma al di sopra di tutte le fiamme si erge la Croce che non può essere bruciata. La Croce è la via che dalla terra conduce al cielo. Chi l’abbraccia con fede, amore. speranza viene portato in alto, fino al seno della Trinità.
Il mondo è in fiamme: desideri spegnerle? Contempla la Croce: dal Cuore aperto sgorga il sangue del Redentore, sangue capace di spegnere anche le fiamme dell’inferno. Attraverso la fedele osservanza dei voti rendi il tuo cuore libero e aperto; allora si potranno riversare in esso i flutti dell’amore divino, sì da farlo traboccare e renderlo fecondo fino ai confini della terra. Attraverso la potenza della Croce puoi essere presente su tutti i luoghi del dolore, dovunque ti porta la tua compassionevole carità, quella carità che attingi dal Cuore divino e che ti rende capace di spargere ovunque il suo preziosissimo sangue per lenire, salvare, redimere. Gli occhi del Crocifisso ti fissano interrogandoti, interpellandoti. Vuoi stringere di nuovo con ogni serietà l’alleanza con Lui? Quale sarà la tua risposta? “Signore, dove andare? Tu solo hai parole di vita”. Ave Crux, spes unica!”
TRASCRIZIONE