28-31 agosto – Corso biblico con d. Flavio dalla Vecchia

CORSO BIBLICO – IL LIBRO DI GIOSUE’

Da Lunedì 28 a giovedì 31 Agosto (20.30-22.15)

Le recenti prospettive sul Libro di Giosuè

Il Libro di Giosuè suscita molte perplessità nel lettore contemporaneo, che si interroga sulla validità delle informazioni storiche, perché esse non trovano conferma nell’archeologia e su altri documenti pervenutici dal Vicino Oriente.

Sul piano teologico la modalità della conquista della terra, con le sanzioni di votare allo sterminio popolazioni intere, solleva non poche riserve.

Altro problema: il Libro di Giosuè appartiene ai cinque Libri della Torà (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio) e sarebbe allora l’esateuco, che si conclude con l’ingresso nella terra. O, invece, con Giosuè si inizia un’altra serie: dall’Esodo fino ai libri dei Re… Opera recente della scuola deuteronomista, scritta dopo la catastrofe dell’esilio babilonese (562).

Il Libro di Giosuè descrive l’invasione o conquista con la divisione della terra di Canaan, ad opera di un gruppo nazionale organizzato in 12 tribù, sotto la guida di Giosuè.

Adonai (Jhwh) realizza così la promessa di donare la terra; un dono che si può perdere se non si rimane fedeli al Signore (Gs 23-24). Dopo Mosè, Giosuè rappresenta il modello di guida che non troverà un seguito nella monarchia. Il tal modo l’autore prepara il lettore al dramma dell’infedeltà del popolo e in particolare dei suoi capi, che terminerà nella deportazione dei due regni: Samaria e Giuda.

Questa presentazione di Israele non è conforme alle informazioni di cui disponiamo oggi, circa il periodo 1200-1100 aC., l’epoca della conquista. La presenza egiziana in terra di Canaan è documentata.

La campagna militare raccontata è davvero strana e l’autore deuteronomista, intende porre in primo piano la fedeltà di Dio circa la promessa della terra.

Il lettore, poi, avverte che proprio il Libro di Giosuè testimonia che l’occupazione della terra non fu affatto completa (cf 13,2-6; 17,12-18). Il narratore propone una visione ideale? Oppure contesta l’espansionismo di Israele? Se Dio è fedele alle promesse, come coniugarlo con l’infedeltà di Israele? Una dialettica presenta nei racconti biblici. 

Oggi molti critici pensano a un insediamento pacifico di popolazioni un tempo ai margini; oppure al collasso della città stato e al sorgere di una società egualitaria. Temi questi che tornano anche nel nostro tempo, seppure con modalità diverse.

L’archeologia individua mutamenti nelle regioni di Palestina e dintorni che attestano simili insediamenti di popolazioni nomadi.  I poteri forti che dominano e controllano gruppi subordinati, non sono eterni, è stabili. Anche oggi assistiamo a un continuo mutamento degli eventi storici e dei dominatori. 

Forse il Libro di Giosuè vuole contestare l’espansionismo assiro del 700 aC., In tal caso l’opera è frutto di un processo letterario complesso, vuole aiutarci a capire il messaggio teologico.

Il Libro, dunque, non sembra il monumento storico che intende celebrare il successo della conquista ebraica, come si ritrova in tanti scavi del Vicino Oriente per celebrare le imprese dei loro capi. 

Probabilmente il libro era destinato alla generazione in esilio, per ricordare che la conquista fu opera di Jhwh, ma il possesso della terra dipendeva anche dalla fedeltà di chi l’abitava (cf Gs 23,11-14 e 24,19-20.

Il Libro desidera offrire il progetto che gli esiliati dovranno realizzare, fondando una comunità fedele come risposta alla nuova liberazione.

Israele non era entrato con la armi, ma come una processione liturgica, per celebrare il dono del Dio fedele. 

Il Libro va dunque letto come un tutto unitario con l’intera collezione dei libri biblici; letti così, i racconti della brutalità della guerra, che accompagnarono la conquista appartengono al passato e non sono da ripetere. Mai i profeti hanno esortato Israele alla guerra santa contro i nemici, anzi, prospettavano la pace universale voluta da Dio, nella quale i poveri e gli sfruttati ritrovavano finalmente dignità e riconoscimento egualitario (cf Sal 72).

Il lettore è invitato perciò a fare una interpretazione critica dei racconti, per scorgere le ideologie del passato che oggi non possono essere riproposte. La Bibbia nel suo narrare offre voci discordanti; tocca al lettore capire il filo vero della rivelazione del progetto di Dio. 

Il Libro di Giosuè non è un documento storico secondo il criterio moderno.  Gli autori, raccontando il passato, stimolano la reazione verso ogni forma imperialista, proprio perché, mentre raccontano la conquista della terra, in realtà stanno opponendosi all’espansione assira del 700 aC. Il libro è critico anche con la società ebraica: la terra è un dono di Dio e chiede una risposta etica, che non crei ingiustizia verso i gruppi più deboli.

Le promesse di Dio non vanno a vuoto; il popolo è stato liberato e ha una terra, ma dovrà dimostrare fedeltà alla Parola di Dio, ed essere responsabile.

Chi scrive non presenta una fotografia e conosce il dramma del fallimento; perciò esorta a programmare una società e una vita nuova nella terra in cui sta per entrare ritornando da Babilonia.  Essere artefici di umanità perché tutti abbiamo una terra come Dio continua a volerla sognare.