Sera del Venerdì Santo 2020

PASSIONE SECONDO S. GIOVANNI

LO SPOSO VIENE NEL SUO GIARDINO Gv 18,1-19,42

La meditazione giovannea della Passione è incentrata sulla rivelazione dell’amore di Gesù, specchio della sua gloria, compimento della sua vita annunciata nel Libro dei segni (Gv 1-12) secondo un crescendo:

1.     Lo Sposo e le nuove nozze (Gv 2)

2.     Il Nuovo Tempio della sua presenza (Gv 2)

3.     La guarigione degli infermi (Gv 5)

4.     Il Pane che dà la vita al mondo (Gv 6)

5.     La Nuova vista che confessa il Figlio di Dio (Gv 9)

6.     Gesù – la Risurrezione

7.     Il Compimento: dal suo costato lo Spirito, la “sacramentalità”, la nuova umanità riuscita (Gv 13-21).

Tutto si compie nella vigilia della Pasqua ebraica, giorno dell’immolazione dell’Agnello. Il Vangelo giovanneo ha sempre guardato all’evento della croce come innalzamento, l’Ora che viene.

Lo svolgimento del dramma è narrato in cinque luoghi

1.     inizia in un giardino (18,1-11) – l’Eden della nuova creazione (Gen 2,8).

2.     dopo l’arresto l’interrogatorio nella casa di Anna, suocero di Caifa, sommo sacerdote (18,12-27).

3.     al centro il concitato processo presso Pilato, governatore romano (18,28-19,16). Il dibattito svelerà e proclamerà la regalità trascendente di Gesù, che nessuno potrà mai annullare.

4.     Al Golgota la Crocifissione e la Morte (19,17-37).

5.     La sepoltura nel giardino dello Sposo (19,38-42) avvolto di profumi (Cantico dei C. 4,12-16).

Apre e chiude il racconto la duplice scena nel giardino, il Nuovo Eden Sposo (Cantico e Apoc cap 21). Al centro la regalità di Gesù che nessuno annullerà. La composizione è teologicamente appropriata.

1.    Primo luogo – Il Giardino (18,1-11)

Nel giardino della nuova creazione (Gen 2,8) scompare il dramma del Getsemani; viene sottolineata la consapevolezza di Gesù. Egli dirige e domina lo svolgimento degli eventi. Sullo sfondo il testo del Cantico: “Entri il mio amato nel suo giardino (4,16). Così Giovanni narra la venuta di Gesù al di là del torrente Cedron, mentre va incontro a coloro che lo arrestano e chiede: Chi cercate? (v 4). Lo scontro avviene fuori del giardino e Gesù non vuole che si arrechi danno a quelli che il Padre gli ha dato, perché il Pastore custodisce il suo gregge (10,28; 17,12: “Di coloro che mi hai dato io non ho perduto nessuno”). Gesù non è semplicemente nelle mani di altri, è colui che si consegna.

La descrizione dell’arresto ha dell’inverosimile perché un contingente così numeroso non può tendere un’imboscata a sorpresa. Giovanni racconta qualcosa di più profondo: lo scontro tra Gesù e le potenze del male; esse indietreggiano e cadranno di fronte alla proclamazione solenne: “Io sono” (cf Es 3,14).

Poi Gesù interviene per riparare i danni commessi da Simon Pietro, che non capisce e vorrebbe cambiare il corso di ciò che accade. La parola autorevole di Gesù corregge la logica sconsiderata di Pietro: “Rimetti la spada nel fodero”. I discepoli non dovranno difendere Gesù. La Passione è un calice, un rapporto amoroso tra il Padre e il Figlio. Egli proteggerà i discepoli. Così Giovanni trasforma la loro fuga con il comando di Gesù alle guardie di rilasciarli perché “Padre, coloro che mi hai affidato li ho custoditi” (6,39).

2.     Secondo luogo – In casa di Anna e poi di Caifa (18,12-27)

Mentre Gesù è condotto, Pietro lo segue, entra nel cortile aiutato dall’altro discepolo. L’interrogatorio di Gesù è incorniciato tra le due scene del rinnegamento di Pietro. Dei maltrattamenti notturni l’evangelista ricorda solo lo schiaffo e dà risalto, invece, alla profezia del sommo sacerdote (18,14) secondo la quale Gesù doveva morire per il bene del popolo: “Uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: Voi non capite nulla, e non riflettete come torni a vostro vantaggio che un solo uomo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione. Ora egli non disse questo di suo; ma siccome era sommo sacerdote in quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire in uno u figli di Dio dispersi” (Gv 11,49-52).

L’istruzione del processo comincia con Pietro, rappresentante dei discepoli, che nega di appartenere al gruppo di Gesù. L’apostolo sta scaldandosi insieme alle guardie e finisce per diventare come uno di loro. La simbologia è severa. Al centro la missione rivelatrice di Gesù rifiutato dal mondo; egli chiede al mondo di dimostrare il motivo dell’opposizione al suo progetto buono: “Se ho parlato bene, perché mi percuoti?” (18,23). I ruoli si capovolgono e ora è Gesù che interroga e mette sotto accusa.

3.    Luogo centrale – Il processo davanti a Pilato (18,28-19,16)

Il dibattito si svolge in sette scene finalizzate a mettere al centro la Regalità di Gesù. I sacerdoti, osservanti della legge di purità non vogliono contaminarsi entrando nel pretorio, perché devono presiedere alla macellazione degli agnelli al tempio. L’ironia giovannea descrive così la vera contaminazione di coloro che falsificano il processo, piegando la folla e il governatore al loro progetto di morte.

Gesù non ricorre a nessuna autodifesa nell’esercizio della sua regalità, perché è venuto per testimoniare la rivelazione del Padre: essere il pastore che chiama le sue pecore. Coloro che coltivano la sensibilità della rivelazione divina ascoltano la sua voce. Alla fine Pilato esibisce il triste spettacolo di come è ridotto il testimone della Rivelazione del Padre (19,5): un corpo sanguinante e sfigurato. Gesù è uomo che minaccia Roma, i giudei o l’umanità? Non è piuttosto la manifestazione straziante di come si umilia e si calpesta il dono di Dio per la salvezza dell’uomo?

Il processo si conclude con la proclamazione solenne di Pilato: Ecco il vostro Re (19,14), a cui segue la consegna assurda di farlo crocifiggere.

4.     Quarto luogo – Il Golgota (19,16b-37)

Sulla croce campeggia la scritta: “Gesù Nazareno, il re dei Giudei”. Questa scritta dovrà rimanere per sempre e per tutte le culture. Poi i frutti della Regalità: la sua veste, simbolo di colui che raduna i figli di Dio dispersi (11,51), “affinchè tutti siano uno” (17,21). Il gruppo delle donne e il discepolo che Gesù amava sotto la croce, intorno alla Madre, simbolo dell’umanità ricreata in Gesù (cf Ef 2,14-15).

La morte di Gesù compimento delle Scritture e la sua sete di portare a termine la missione affidatagli dal Padre (4,34). E mentre si consuma la sconfitta di Gesù, si compie l’opera per la quale era venuto nel mondo. Ora lo Sposo può reclinare il capo e consegnare lo Spirito (19,31-37). Il Crocifisso si rivela il Nuovo tempio da cui esce il fiume che tutto risana (cf Zc 12,10, Ez 47, Apoc 22).

5.     Quinto luogo – La sepoltura nel giardino (19,38-42)

Due uomini compiono l’azione pietosa della sepoltura. La conclusione giovannea illumina l’alba: la consegna del Padre, le tenebre, lo Sposo avvolto nei profumi e donato all’umanità.

L’amato è così accolto nel suo giardino a un passo dallo splendore della Pasqua. Profumi e lenzuolo simboleggiano la stanza nuziale pronta. La festa di Pasqua inizia quando Gesù è deposto nella tomba. Ora aspettiamo l’alba del Giorno Uno che inaugura la creazione nuova. E’ la gloria della Pasqua e dell’amore del Signore nostro Gesù Cristo