LITURGIA DOMESTICA – DOMENICA DELLE PALME 2020

Per chi ha il Salterio di Camaldoli:

Inno n 61.

Introduzione alla Lettura del Vangelo, in tre parti, con brevi spazi di silenzio, preceduto dalla traccia suggerita.

Di seguito suggerisco questi Salmi:

Salmo 21/22   Dio è lontano?

Salmo 12/13   Un lamento che si trasforma in preghiera

Salmo 87/88   Dio è il responsabile della sofferenza o la Via per affrontarla?

Cantico: Filippesi 2,6-11.

 

PASSIONE DI GESU’ SECONDO MATTEO

Per una meditazione liturgica- cap 26,14-27,66 

Uno sguardo introduttivo

Matteo segue sostanzialmente Marco con alcune varianti significative, preoccupato più di cogliere il significato che di riportare fedelmente la cronaca degli avvenimenti.

La comunità cristiana, fin dall’inizio, ha voluto valorizzare gli aspetti sconcertanti del martirio del Messia. I Dodici hanno sempre faticato ad entrare nel dramma di Gesù: estranei al triplice annuncio, dormirono al Getsemani, al momento dell’arresto Pietro ha una reazione violenta, infine la fuga di tutti. Giuda lo consegna per denaro: “un prezzo di sangue”; Pietro, non regge di fronte all’arresto di Gesù e, toccando il fondo della sua debolezza, dice di non averlo mai conosciuto e di non far parte del gruppo del Galileo.

I poteri politico-religiosi si sono coalizzati; il popolo viene ingannato dalle sue guide spirituali. Nelle ore tremende dei processi e dell’esecuzione del condannato alla crocifissione, Gesù è maltrattato, muore abbandonato, circondato da tenebre e nemmeno Dio risponde al suo grido.

Ecco l’inaudito: Dio scende nella “nube oscura”, non sul tempio, ma sul Messia Crocifisso, annoverato tra i briganti. Dio scende nell’abisso del fallimento del Figlio, che aveva annunciato la Signoria amante del Padre (1Re 8,10-12).

All’inaugurazione del Tempio, Salomone aveva formulato una preghiera al Dio fedele, chiedendo per il popolo di ascoltare e perdonare sempre, soprattutto quando il popolo sarebbe stato sconfitto a causa dei peccati (1Re 8,33ss.).

Sul Figlio innocente Dio tace.

Matteo presenta la nascita di Gesù, per bocca dell’angelo, come l’Emmanuele – Dio con noi – (1,23); all’ingresso di Gerusalemme Gesù è acclamato come “Colui che viene nel Nome del Signore” (21,9); sulla croce Dio è con Lui nella nube oscura. Gesù risorto prometterà di essere con noi tutti i giorni, compresi quelli oscuri delle tragedie (28,20). La fedeltà di Dio sorprende sempre e la sua presenza non è facilmente decifrabile.

PARTE PRIMA

La Cena, il Getsemani, l’arresto – Mt 26,14-56

La cena – cap 26,14-35

Dopo la triste consegna di Gesù, a prezzo di sangue da parte di Giuda, Matteo ricorda le parole di Gesù durante la Cena: “Questo è il mio Sangue versato per tutti in remissione dei peccati” (“6,28);

esse fanno da inclusione con quelle della nascita, pronunciate dall’angelo: “Salverà il popolo dai loro peccati” (1,21); Dio dona agli uomini Colui che muore rigettato; come memoria attiva: “Mangiate, questo è il mio corpo; bevete da questo calice: è il mio sangue dell’Alleanza”, versato per entrare nella negatività umana e ricostruire le fratture abissali degli uomini.

Così Gesù ribadisce, in un contesto di gioia e tristezza, la sua decisione maturata con il Padre, di donarsi completamente per gli uomini.

La preghiera al Getsemani – cap 26,36-46

I discepoli assistono a una scena sconvolgente, vedono Gesù preso come da un crollo, che prega il Padre di liberarlo, ma al di sopra della paura per quello che gli sta accadendo, chiede il dono di fare il disegno del Padre. Poi, come rinfrancato, affronta con determinazione e dice: “Si avvicina colui che mi consegna”. Dio fa entrare anche le consegne più ignobili nel suo progetto misericordioso.

L’arresto – cap 26,47-56

Le varianti matteane rispetto al Vangelo di Marco.Gesù rivolge la parola a tutti i protagonisti dell’arresto:

– a Giuda: per comprendere il senso delle parole di Gesù basta leggere il Salmo 55,13-14. Se tu fossi un nemico mi sarei nascosto, ma sei mio compagno e amico, con cui ho condiviso il cammino della missione affidatami dal Padre mio. Le tue parole “Salve Rabbi” e il tuo bacio mi feriscono più delle spade (Sal 55,22).

– A Pietro: Gesù rifiuta l’opposizione violenta, perchè non risolve, ma imprigiona gli uomini nella rete infernale. Poi Gesù continua: “Non chiederò a Dio nessun miracolo, desidero solo percorrere la sua via misteriosa (vv 38-42) compiendo le Scritture (v 54).

Il compimento delle Scritture è la filigrana caratteristica di tutto il Vangelo matteano; l’evangelista la ricorda puntualmente nei punti nevralgici. Il messaggio è chiaro: se vogliamo entrare nell’intelligenza del progetto di Dio, è necessario leggere gli avvenimenti alla luce delle Scritture, come fece Gesù e la prima comunità.

PARTE SECONDA

Il processo nel palazzo di Caifa, la morte di Giuda,

il processo del governatore romano – cap 26,57-27,26

 

Nel palazzo di Caifa – cap 26,57-75

Come gli altri evangelisti, anche Matteo sceglie ciò che ritiene importante per il discepolo. Prima del processo, i capi religiosi avevano già deciso di arrestare Gesù con inganno e di ucciderlo (26,1-3). Il processo si preannuncia come la farsa dei poteri oscuri. Gesù non è soltanto interrogato, ma anche umiliato, percosso, pur non trovando nulla contro di lui per avvalorare la sentenza già decisa. Allora il sommo sacerdote, solennemente, lo scongiura di dire se è il Messia, il Figlio di Dio. Matteo riporta la risposta di Gesù: “Tu l’hai detto”, dunque l’iniziativa è tua, essa coglie sì il punto essenziale della mia identità e missione, ma io le vivo con una interpretazione diversa, perché non inseguo finalità trionfalistiche.

Da questo momento il contrasto tra la missione del Messia divino e la sorte che le autorità religiose gli riservano, diventa violenza cieca: sputi, pugni, schiaffi, e l’accusa di bestemmia!

Morte di Giuda – cap 27,1-10

Il racconto (solo di Matteo) fa da cerniera e chiave dei processi, mentre avviene il trasferimento di Gesù al governatore romano. Per sette volte l’evangelista cita il “denaro maledetto”, e fornisce una interpretazione diversa della morte di Giuda. Solo Matteo dice che Giuda si pentì (le traduzioni, generalmente riportano il termine “preso da rimorso”) e restituì il denaro dicendo: “Ho peccato avendo consegnato il sangue innocente”. Recentemente è stata dimostrata l’esistenza di una prassi ebraica, secondo la quale i grandi peccati si possono espiare anche con l’immolazione della propria vita (si impiccò). Il sangue di Giuda merita rispetto e silenzio: perché non pensare all’estremo tentativo di unire il proprio sangue peccatore al sangue del Giusto innocente? Per una reinterpretazione diventa centrale ricordare il tema del “prezzo del sangue” (v 6) come lo definiscono le autorità con il quale poi comprano il campo del Sangue , scrivendo così sulla loro terra il crimine attestato fino ad oggi dalle Scritture: Zac 11,12-13 e Ger 32,6-9.

Il processo Romano – cap 27,11-26

L’evangelista non ha la pretesa di raccontare l’interrogatorio, la domanda di Pilato “Sei tu re dei giudei?” rivela l’accusa dei capi religiosi e l’intenzione di spostare il processo sul terreno politico. L’evangelista ancora una volta mette ordine, poi segnala al lettore un paradosso: la moglie di Pilato fa pressione sul marito, perché non condanni un giusto (v 19), mentre le autorità religiose manovrano le folle perché chiedano la liberazione di Barabba e la crocifissione di Gesù.

Pilato, sentendosi impotente, si lava le mani dicendo: “sono innocente del sangue di questo giusto”. La confessione è uguale per contenuto a quella di Giuda (27,4). La risposta delirante di tutto il popolo (non più le folle) chiede il Sangue di Gesù “su di noi e sui nostri figli”. L’interpretazione che la storia ha dato fino ai nostri giorni è tragica, era di maledizione del popolo di Israele e di giustificazione dell’antisemitismo . Oggi si chiede di ristudiare il Sangue di Gesù, perché in quel Sangue tutti hanno la vita e la salvezza. Gesù, durante la cena dice: “Il mio Sangue è sparso per la remissione dei peccati”, dunque è sangue di perdono. Dio non accetta sfide retributive deliranti. Egli è l’amore che nel Figlio sconfigge il peccato e la morte.

Lettera ai Romani:

11,1-2a –Io domando dunque: Dio avrebbe forse ripudiato il suo popolo? Impossibile! Anch’io infatti sono Israelita, della discendenza di Abramo, della tribù di Beniamino.  Dio non ha ripudiato il suo popolo, che egli ha scelto fin da principio.

11,25-27Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’indurimento di una parte di Israele è in atto fino a che saranno entrate tutte le genti. 26 Allora tutto Israele sarà salvato come sta scritto: Da Sion uscirà il liberatore, egli toglierà le empietà da Giacobbe. Sarà questa la mia alleanza con loro quando distruggerò i loro peccati.
11,29 perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! 

11,32 Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia!

PARTE TERZA

Il supplizio della croce e la morte di Gesù – cap 27,27-66

L’esecuzione è rappresentata dal gioco macabro dei soldati che incoronano “il re dei giudei” con le spine; Gesù è crocifisso in mezzo a due briganti, al posto di Barabba, dileggiato con insulti confezionati dalla distorsione dei Salmi. Un altro modo matteano per dire: affinchè le Scritture si compiano nella vita del condannato.

Le aggiunte: “ha confidato in Dio, lo liberi, se gli vuol bene” (Sal 22,9); poi il grido: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Sal 22,2) chiudono le ultime ore di Gesù.

La risposta di Dio: Egli discende nelle tenebre del Figlio, solo, schernito, fallito, morto; ora Egli è “l’unico santuario degno di questo nome” non esiste un mondo più sacro e più profano.

Non è più il tempio il luogo di accesso a Dio, né altri santuari sparsi nel mondo, ma il Crocifisso, e crocifissi, scrive profeticamente M. Grilli.

Infine Matteo scorge la nuova condizione del cammino umano, frutto della morte di Gesù e la descrive con i simboli della tradizione apocalittica.

Vorrei parafrasare liberamente la teofania del Crocifisso con quella sperimentata da Elia sull’Oreb (1Re 19,11-13).

“Non nel terremoto, non nel vento, non nel fuoco

ma nella voce del silenzio frantumato di quel crocifisso

da cui discende il perdono che porta a compimento i tempi della grazia,

squarciando non i monti, ma le nostre tombe, i nostri sepolcri

e farci uscire risorti, come aveva profetato Ezechiele (cap 37,12-13)

per essere condotti finalmente nella citta santa

della Nuova Gerusalemme che discende dal cielo (Ez 37,21b-28).

In questa prospettiva viene rivelata all’umanità una relazione senza alcun condizionamento; essa è chiamata a rendere visibile il volto di Cristo, di Dio e anche dell’uomo, colto nel suo valore più autentico (cf Ap 21,1-4.22-24).

Dio ci accompagna nei nostri contesti di prova, di esodi, di violenza, di fragilità e di nuove povertà. Egli non abbandona l’uomo nemmeno quando questi si dispera perché si sente abbandonato da tutti e da Dio stesso. Il Signore è garante della convivenza perfetta che ci attende, senza lacrime, senza aggressioni, senza sofferenza e lutto. Alla malvagità umana Dio risponde donandoci il “Sangue sparso” per il perdono e la salvezza.

Riferimento bibliografico

Vanni, con Gesù verso il Padre, ADP 2002, pp 28-57

Vanoye, La Passione secondo i quattro Vangeli, Queriniana 1983, pp 15ss

Grilli, La speranza della Croce, EDB 2017, p 56. Scriba dell’Antico e del Nuovo, EDB 2011.  Pasqua 2020, Lettera agli amici (inedito)

Michelini, Matteo, San Paolo 2013;  “Il Sangue dell’Alleanza e la salvezza dei peccatori”,           Ed Gregorian Biblical Press, 2010

N.T. Wright, Gli ultimi giorni di Gesù, San Paolo 2010

Pedroli, Dal fidanzamento alla nuzialità escatologica, Cittadella 2007, p 345ss.