Seconda parte del corso biblico

 20-21-22 agosto 2018

(Lezioni: dalle ore 20.30 alle ore 22.30)

Don Gianantonio Borgonovo

Fine della profezia? Prigionieri della speranza: Zaccaria 9-14, Malachia

ORARI DELLE GIORNATE:

Martedì e mercoledì

Ore 7.30 Mattutino e Lodi

Ore 11.30 Eucarestia

Ore 18.00 Vespri

RIEPILOGO DELLA PARTE FINALE LIBRO DI ISAIA CAP 56-66

Appunti di F. Bianchin

Agosto 2018

Panoramica identitaria

Occorre capire il sentimento dei Giuditi che devono recuperare le loro radici e ricostruire l’identità.

L’impero persiano: un’esperienza moderna di organizzazione delle nazioni, culture e diverse religioni. Non fu un padrone imperialista, ma una società di nazioni.

Il Libro di Isaia copre quattro secoli di storia di Israele: dalla monarchia, dalla dispersione al ritorno nella propria terra, dominata però dai persiani attraverso mediazioni locali. La nuova classe emergente dopo l’esilio sarà quela di farisei e scribi.

Dal 520 aC nasce la Bibbia attuale, frutto del riordino della documentazione precedente. Per quanto riguarda il Libro di Isaia, il cap 6 funziona da chiave interpretativa: esso annuncia il giudizio e il perdono di Dio; il profeta infatti si scopre uomo peccatore in mezzo a un popolo di peccatori.

Caratteristica peculiare di Is cap 56-66 è la visione universale di Gerusalemme

Is 56,1-8 Il prologo annuncia i temi successivi.

Il ritardo della salvezza non è debolezza di Dio, ma suggerisce la necessità da parte dell’uomo di impegnarsi in una vita di giustizia. Ma l’uomo comprende il disegno-progetto di Dio? Allora il ritardo favorisce il dubbio e diventa dannoso per l’uomo. Lungo l’asse del tempo Dio continua a chiedere la collaborazione umana, la trasformazione del comportamento in gesti di giustizia.

Il profeta insiste: restituite una religiosità che traduca le indicazioni di Dio: la Torà e non gesti formali. Cambiare la vita: tutti possono vivere i contenuti della Torà: è questa la gloria-valore per il Nome di Adonai. Ciò che si deve fare è la cura dell’oppresso: il vero digiuno che cambia il cuore dell’uomo (58,1-5); la vera risposta che Dio attende (58,6-14).

La parte centrale – Is 59-63

Nella politica persiana, Gerusalemme diviene centro e snodo commerciale, punto di incontro per le genti. La pace persiana fa di Sion il collegamento tra il deserto e il mare. Il profeta la canta come Madre dei popoli; gli stranieri sono invitati a dare il loro contributo (Is 60,16-16). Tutte le culture lavorino per un futuro nuovo; tutti concorrano per la ricostruzione della convivenza templare sulla collina di Sion.

La Promessa-Benedizione ad Abramo per Israele e le genti ora è intravista. Ciro potrebbe essere il misterioso “germoglio” ? (Is 11) La gloria di Dio porta tutte le genti a Sion (Is 60,1-9). Dio cambierà il cuore del popolo e degli stranieri nell’alleanza dello Spirito (60,1’-16).

Il cuore della sezione – Is 61,1-11: Il Vangelo ai miseri

Non si tratta della semplice ricostruzione delle mura della città, ma della convivenza umana. Il profeta senza nome, uomo intriso dallo Spirito, indica la via operativa per l’oggi dell’ascoltatore, proprio quando il futuro sembra incerto. La Benedizione data ad Abramo è da invocare come vero atto creativo divino, ma anche come chiamata per l’uomo a collaborare per ristabilire la giustizia e favorire il sorgere di convivenza nuova.

Gesù ne farà il suo programma – ricorda Lc 4,16ss -. Allora Gerusalemme conoscerà il Nome Nuovo, non si sentirà più abbandonata da Dio (Is 62); ma la salvezza comporta un prezzo oneroso (Is 63,1-6): il Dio guerriero che si batte per la giustizia, già anticipato in Is 59,15-20. La vera salvezza è l’arrivo di Dio in mezzo al suo popolo (Is 62,10-12). Si riprendono i temi di Is 40-55.

L’immagine del Dio guerriero vendicatore del sangue, verrà letta dai cristiani come descrizione della passione di Cristo. Is 63-64) riprendendo il cap 59 chiede a Dio, in tono di supplica, il senso di tutto quello che è avvenuto nella catastrofe dell’esilio. Paradossalmente essa è storia di misericordia e di fallimento umano. Dio intervieni! Ma Israele non comprende.

Dio rifondatore dell’universo– Is 65-66

Il linguaggio della speranza impedisce di concretizzare la Parola: essa resta aperta a sempre nuove interpretazioni.

L’intera sezione 56-66 è variegata, certamente cresciuta nel tempo; perciò ogni tanto tornano temi già trattati come il linguaggio delle minacce e delle promesse – cap 65 – che possiamo intitolare: una diatriba contro l’idolatria (già presente al cap 57). Evidentemente qui il profeta accusa i riti idolatrici, presenti anche dopo l’esilio (65,1-7).

Is 65,8-16: Dio non è colui che premia o castiga; il profeta col suo linguaggio avverte che l’autonomia banale dell’uomo conduce inesorabilmente al fallimento. Dio però farà uscire una discendenza da Israele. La terra sarà rigenerata da Adonai: ecco il primo segno del mondo nuovo.

65,13-16: Non è vero che Dio tace, Egli sarà trovato da chi lo cerca. La vera differenza tra gli uomini non sono le razze e le culture, ma l’uomo disponibile verso Dio e il ribelle.

65,17-25: descrive la Nuova creazione fatta di armonia e di pace, di pienezza di beni e valori. La speranza non è un narcotico sui problemi, ma il cambiamento per mezzo di Dio. Solo Dio è l’assoluto che rinnova.

Lo sguardo sulla persona – Is 66

Il vero tempio non sono le pietre (66,1-4), ma lo Spirito e la Verità. Il vero tempio da costruire è l’umanità, non le liturgie intrise di sangue, come ricordava il settenario di Is 61,1-11. Ascoltare è il vero culto.

66-18-25 Isaia vede tutti i popoli che partecipano al vero culto: un segno di universalismo mai presente prima, l’umanità raccolta nel tempio della Parola. L’azione ricreante di Dio che perdona, trasformerà i nomi dei popoli nel suo popolo. Ciò che non serve più sarà bruciato nella valle della discarica. L’inferno non è condanna del nemico; Dio è capace di trasformare anche chi ha vissuto nel degrado e nella malvagità. Noi non possiamo essere i giudici della storia. L’ultima parola la dirà Dio e la sua benevolenza.

Con questa luminosa apertura termina il libro di Isaia.

Non la gloria di Gerusalemme, quanto invece nello scarto tra promessa e realtà solo Dio è risolutivo, perché entra nel quotidiano di ciascuno. L’invito da parte del profeta è essere disponibili a Dio e alle sue indicazioni, aprendogli la porta. Possiamo così affrettare la sua venuta. Non è Dio che tarda a venire, ma l’uomo che ritarda a rispondere. Per Isaia, la vera uscita non è da Babilonia, ma dall’ingiustizia.

 

 

 

 

Seconda parte del corso biblico

 20-21-22 agosto

(Lezioni: dalle ore 20.30 alle ore 22.30)

Don Gianantonio Borgonovo

Fine della profezia? Prigionieri della speranza

 Zaccaria 9-14, Malachia

ORARI DELLE GIORNATE:

Martedì e mercoledì

Ore 7.30 Mattutino e Lodi

Ore 11.30 Eucarestia

Ore 18.00 Vespri


 

Nella prima parte del corso abbiamo completato la lettura del testo di Isaia (cap 56-66), riassunto qui in una scheda di F. Bianchin

Il testo isaiano e il nostro oggi

Is 56-57: i cap sono ambientati nel tempo della ricostruzione dopo la catastrofe dell’esilio.

56,1-8 Il profeta contesta le rigidità dei rimpatriati: “apriti allo straniero e a quanti sono socialmente messi “nel sacco” degli scarti umani. Non ripetere l’errore di costruire la “razza pura”, il nazionalismo disumano.

56,9-57,2 Chi ricopre responsabilità di guida nel popolo non sia “guardiano cieco” o “cane muto” o “sonnecchiante”, a causa dell’avidità che rende negligenti e incapaci di capire.

57,3-13 Anche nella nostra patria ci sono costumi depravati. “Chi cerca veramente il Signore?”

57,14-21 E’ tempo di spianare le vie e rimuovere gli ostacoli.

Is 58-59: La vera dimensione religiosa non sono i consensi di alcuni, ma la fedeltà alla Parola.

58,1-12 Se c’è mancanza di giustizia, di attenzione al bisognoso, se non si mette fine alle catene che schiavizzano, la religione è illusoria e inutile. Dio è assente.

59,1-21 Un esempio di come il profeta suggerisce di incontrare il Signore: “Apri gli occhi sulle mani, e guarda se sono responsabili del sangue umano. Le vie della pace chiedono un ripensamento lungimirante di mentalità personali e politiche; diversamente prepariamo giorni di ribellione e si costruiscono i presupposti delle tragedie: così è stato nel passato, così è ancora nel presente e lo sarà nel futuro.

La vita religiosa voluta da Dio non crea discriminazioni e condanne, ma affina la sensibilità solidale ed accogliente.